Proprio a ridosso delle elezioni, il comune è costretto a gettare la spugna sulla strada della concertazione con gli industriali del marmo iniziata nel 2007 e, di fatto, chiusa con un fallimento di entrambe le parti. Nessun accordo e ora sarà il tribunale a decidere, cava per cava, le tariffe che gli industriali devono pagare al comune. Nel palazzo era dato per certo un colpo di scena teatrale: accordo tra le parti e concessioni pronte da firmare. Solo che si trattava di teatro nel teatro, perché alla fine si è tirato tanto la corda per arrivare a nessun accordo e all’annuncio che l’unica strada sarà l’arbitrato. Un percorso insidioso dai risultati non scontati. L’obiettivo sono 20 milioni di euro l’anno di gettito, tanto da sistemare i conti del comune pressati dai mutui. Intanto, ieri sera, l’assise comunale ha approvato l’aumento del canone di concessione dal 5 all’8 per cento, l’ultimo atto prima di consegnare alla prossima amministrazione la guida dello scontro tra Comune e industriali.
