Khalil Oumaalla, il compagno di Olga Kogut è riuscito a tornare in possesso del cellulare che le aveva regalato: potrà adesso avere un paio di fotografie che avevano scattato insieme e non dovrà più accontentarsi di quella estrapolata dai giornali e che portava sempre con sé. Olga partirà domani, per raggiungere la sua famiglia in Ucraina dove potrà riposare in pace, ma c’è ancora qualcosa che forse andrebbe approfondita per renderle davvero giustizia. Certo Olga non versava in buone condizioni di salute, come è chiaro che non sia morta di morte violenta, ma la morte per fame, soprattutto in seguito al colloquio avuto col compagno sembrerebbe non poter essere la causa, o almeno, non l’unica causa. La donna era stata ricoverata all’ospedale di Carrara nell’agosto scorso per problemi ai polmoni, raggiunto telefonicamente il medico che la ricoverò, afferma di non essere mai stato contattato da chi sta svolgendo le indagini. Da parte sua il Pm Rossella Soffio afferma che le indagini, seppur non sia stata fatta l’autopsia e la salma sia ormai in partenza, sono ancora in corso e che quindi non avrebbe null’altro da aggiungere. Al di là della denutrizione di cui ha parlato il medico legale Maurizio Ratti, la morte sarebbe avvenuta, come afferma lui stesso, per un edema polmonare: non si può fare a meno di pensare, a questo punto, al lungo ricovero di 6 mesi fa.