DA EMERGENCY ON LINE

La provincia economicamente più depressa della Toscana diventa specchio della crisi nazionale. A Massa Carrara (tasso di disoccupazione del 10,8 percento, il doppio della media regionale), un’area “in via di meridionalizzazione” (come scrive l’Istat), sono compendiati due degli elementi della protesta: autotrasportatori in sciopero selvaggio e benzinai senza carburante.

A esacerbare le condizioni rese già difficili dalla crisi, mettendo in ginocchio due dei settori produttivi più importanti, quali il porto e il commercio del marmo, è l’agitazione di una settantina di camionisti provenienti da ogni parte d’Italia, in presidio da lunedì davanti al porto di Marina di Carrara, dove alcuni traghetti dello scalo mercantile, come la Star I, panamense, sono fermi per mancanza di gasolio. L’Armamento Sardo Delfino Grigio che carica i trailer della ditta Nieddu è bloccato agli ormeggi da lunedì. Il mercantile Katia, bandiera Barbados, ha potuto caricare solo una parte dei macchinari del Nuovo Pignone, unica azienda con fatturato fortemente in attivo nella provincia, e dovrà attendere domani per completare le operazioni. In aggiunta, fare rifornimento di carburante alla pompa è quasi impossibile: i benzinai rimasti aperti nella provincia sono meno di una decina, e per approvvigionarsi occorre fare code di almeno un’ora.

Gli autotrasportatori protestano contro i rincari di autostrade, tasse e carburante. Provengono da ogni parte d’Italia e d’Europa. Alcuni sono fermi loro malgrado, investiti dall’onda della mobilitazione dei colleghi. Molti non credono alle promesse della associazioni dei categoria. La loro agitazione terminerà alla mezzanotte di venerdì. Nel frattempo, la tensione è altissima, e non sono mancate ritorsioni contro chi ha deciso di non aderire allo sciopero.

“I costi di esercizio sono troppo alti – spiega Paolo Marini –. Il gasolio è a 1.80, l’autostrada è aumentata del 50 percento in dieci anni. Un camion, per viaggiare in sicurezza, in regola e pagare bolli, assicurazione, Inps, Inail, insomma, tutto il dovuto di un’azienda, deve viaggiare a un euro e cinquanta. Ma se oggi veniamo pagati un euro a chilometro siamo fortunati. Siamo tutti col culo per terra. E le associazioni dicono che va tutto bene”.

Anche Walter Galeazzi è insoddisfatto: vuole lasciare la Fita-Cna, l’associazione di categoria degli autotrasportatori e iscriversi alla Trasporti Uniti, che sta guidando la protesta a livello nazionale. “Sono stufo. Non mi sento più rappresentato dalle associazioni di categoria. Ho rilevato la ditta di mio padre che aveva dieci camion. Ogni anno via un camion. Me ne sono rimasti tre, ho fatto tagliare ai ferrovecchi i semi-rimorchi che non potevo permettermi. Dove vanno a lavorare i dipendenti? Facciamo trasporto locale, marmo, granito. Un blocco di marmo costa fino a 60mila euro. Trent’anni fa prendevamo 5.300 lire a tonnellata. Ora prendiamo due euro. Andiamo indietro come i gamberi. Le gomme costavano 90-100mila lire, ora costano 3-400 euro. La nafta costava trecento lire. Ora costa 3.400 lire. Come si fa ad andare avanti?”.

“Questo sciopero parte dalla base – dice Stefano Biggi –. I vertici delle associazioni di categoria possono tergiversare quanto vogliono. Ma questo sciopero parte dal ceto basso, è uno sciopero popolare. Chiediamo che il gasolio venga portato alla media europea, chiediamo fermare gli scatti delle assicurazioni, gli aumenti dei pedaggi. Eliminare l’abusivismo”.

Un grande corteo di cinquanta motrici ieri ha paralizzato la Statale Aurelia, mentre stamani al casello autostradale di Carrara i camion in arrivo sono stati ‘accompagnati’ al piazzale della protesta, dove è stato suggerito loro di scaricare, fermarsi una o due ore assieme a loro in solidarietà, e ripartire se non intendono aderire più a lungo. “Consigliamo loro di manifestare insieme a noi – spiega Giovanni Carta di Trasporto Unito –, non obblighiamo nessuno. Cerchiamo di isolare i pochi violenti, e moderare le intemperanze e l’eccessivo entusiasmo di qualcuno”. Eppure il nervosismo resta palpabile tra i camionisti.

La scorsa notte la tensione tra scioperanti e ‘crumiri’ ha raggiunto il culmine: è stata presa di mira l’azienda massese del figlio del presidente regionale della Fita-Cna, Franco Coppelli, ‘colpevole’ di non essersi fermato. Ventiquattro gomme sono state tagliate a tre Tir parcheggiati in deposito. “Una ritorsione contro chi non si è fermato, pur comprendendo le ragioni dello sciopero – ha spiegato Coppelli –. Un espisodio gravissimo, che ha comportato un danno da quasi diecimila euro. E che da quando lavoro nel settore, non si era mai verificato”.