Sui lavori antierosione e di ripascimento del litorale apuano sono state dette e riportate tantissime dichiarazioni, preoccupazioni dei balneari che ogni estate vivono il tormento di una spiaggia sempre più stretta, commenti di politici che chiedono trasparenze e spiegazioni alla Provincia su un progetto che sembra “fare acqua” da tutte le parti, con i geotubi che una volta scoppiano e una volta tornano a riva, scogliere che non lasciano filtrare l’acqua, mareggiate che continuano a portar via la sabbia. C’è chi chiede una commissione consiliare d’inchiesta su questi lavori che non trovano pace e chi, dopo aver contato le ore di lavoro delle ditte incaricate, minaccia di scrivere alla magistratura e di interessare la Corte dei Conti. In realtà, di tutto questo la magistratura è già al corrente da un anno perché sui lavori antierosione e di ripascimento è stata aperta un’inchiesta di cui pochi sapevano l’esistenza. Si sta ancora indagando e non potrebbe essere diversamente visto che i lavori non sono mai terminati. I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Massa hanno messo decine di telefoni sotto controllo che ancora bollono. Qualche nome circola già a vario livello, tra politici, tecnici, dirigenti e operai. Si indaga su tantissimi fronti e forse è anche per questo che le indagini non trovano ancora una conclusione: si parte dalla gara di appalto che faceva parecchia gola, visto che i lavori valevano 15 milioni di euro e su cui il Pm Alessandra Conforti volle vederci più chiaro; si indaga sulla provenienza delle sabbie, 50 mila metri cubi totali e sui lavori in mare che, tecnicamente, in due anni, non hanno portato ai risultati previsti. I balneari oggi presentano fotografie della costa massese, messe a confronto con scatti di un anno fa: è passato un inverno, a regola di lavori, e la costa è addirittura più stretta. Si ipotizza che, oltre ad aver accumulato ritardo, si siano provocati nuovi danni e per questo i balneari hanno chiesto l’aiuto di un importante studio legale di Spezia, perché potrebbero decidere, in futuro, di costituirsi parte civile in sede di processo. Si indaga anche sulla tempistica di una ditta che avrebbe dovuto concludere i lavori, si disse, in 480 giorni naturali e continuativi ma che, a causa di mareggiate e maltempo oggi non ha ancora terminato. Si indaga sui tragitti della sabbia, dove e perché veniva posizionata privilegiando prima zone di altre e ci si chiede perché la Provincia non sia ancora intervenuta per tutelare sé, i balneari e se vogliamo i cittadini e turisti, adducendo alla ditta l’inadempienza contrattuale.
