«L’IPOTESI più probabile è che si tratti di incendio doloso. Ma non vedo alcuna ragione specifica o generale per poter dire che ci sia una matrice mafiosa». E’ questo, in estrema sintesi, il quadro tracciato dal procuratore capo Aldo Giubilaro sul rogo che all’alba di lunedì ha gravemente danneggiato l’impianto per la produzione di Cdr-Q di ErreErre spa, in via Dorsale. Il procuratore tiene a precisare che sarà necessario fare tutti gli accertamenti necessari prima di formulare ipotesi di dettaglio ma allo stato delle cose l’inchiesta viene aperta proprio per incendio doloso.

 Ad occuparsi del coordinamento delle indagini, affidate ai carabinieri di Carrara e del Noe, saranno i sostituti procuratori Federico Manotti e Rossella Soffio: «Il dottor Manotti — spiega Giubilaro — era di turno ma al di là di questo mi pare opportuno che, con il suo consenso, l’inchiesta sia coassegnata a lui e alla dottoressa Soffio. Entrambi si stanno già occupando delle inchieste Cermec e ErreErre e dunque potranno più agevolmente cogliere eventuali elementi interessanti anche in questa vicenda».Già, perché a rafforzare la necessità di battere la pista del dolo c’è il quadro generale in cui quanto è accaduto si inserisce: è stato dato fuoco ad uno stabilimento «al centro di accertamenti di una certa delicatezza». L’impianto ErreErre, infatti, è sotto sequestro penale dal 9 maggio per l’inchiesta per truffa ai danni della Regione; il 22 luglio, inoltre, è stato dichiarato il fallimento della società e nominato curatore fallimentare il dottor Gerardo Battistini

da La Nazione