Erre Erre, società costituita da Cermec per il 51% e da Delca per il 49% è fallita: il giudice Giovanni Sgambati ha pronunciato ieri la sentenza che la vede insolvente e ha dichiarato ammissibile l’istanza presentata dai suoi  creditori. A nulla è servita la contestazione dell’avvocato Menchini che, per conto degli azionisti Erre Erre, ha cercato di sostenere che il credito lo dovessero vantare nei confronti di Delca, la quale a suo tempo  garantì  un impianto “chiavi in mano”. Adesso il fallimento di Erre Erre pone diversi problemi  e apre a interessanti scenari. Intanto, il fallimento non dovrebbe avere ricadute su Cermec, per il fatto che Erre Erre non ha quasi  mai reso prestazioni a quest’ultima, essendo stata praticamente sempre inattiva. Gli organi fallimentari dovranno invece decidere se vendere l’impianto, sempre che trovino qualcuno disposto ad acquistarlo, o se affittarlo. Il ricavato dovrebbe servire per saldare i creditori, ma potrebbero passare anni, e certamente non prima del dissequestro dell’impianto. Di certo non c’è la fila fuori da Erre Erre per il suo acquisto: forse, l’unica a poter essere interessata all’acquisto dell’impianto è proprio Cermec, nell’ottica futura di ricondurre sotto di lei la chiusura del ciclo dei rifiuti. Ma siccome neanche Cermec naviga in buone acque, sia un acquisto che un affitto potrebbero risultare al momento operazioni azzardate.  Più interessante, invece, l’aspetto giuridico penale: Erre Erre, come più volte ricordato, è stata posta sotto sequestro a seguito di un’inchiesta della Procura di Massa Carrara, in mano dei sostituti procuratori Federico Manotti e Rossella Soffio, che ipotizza la truffa aggravata per la  costruzione dell’impianto iniziata nel 2008 con un finanziamento comunitario di 16 milioni di euro, poi saliti a opera compiuta a 23 milioni. La procura, oltre che per truffa aggravata, indaga anche per reati contro la pubblica amministrazione, ma con la società fallita la truffa potrebbe trasformarsi in bancarotta fraudolenta e il falso in bilancio, contestato agli ex amministratori di Erre Errese, in bancarotta impropria. Dunque violazioni più gravi e capi di imputazione che, se accertati, varrebbero una pena dai 3 ai 10 anni di reclusione. Probabilmente nei prossimi giorni verrà intensificata l’attività di controllo della magistratura sulla ex Erre Erre per stabilire se siano stati compiuti o meno illeciti.