Davanti alla Commissione Trasporti e Tlc della Camera, il Ministro ha affermato che un rapido sviluppo dell’LTE aiuterà l’Italia a superare l’attuale ritardo nel campo delle reti in fibra ottica. Ci sorge spontanea una domanda al Ministro: di quale “ritardo” staremmo parlando?
Hanno avuto un’ampia eco sui media le dichiarazioni rese dal Ministro per lo Sviluppo Economico, On. Paolo Romani, nel corso dell’audizione in commissione Trasporti e Telecomunicazioni della Camera tenutasi lo scorso 14 luglio. In uno dei passaggi più ripresi dalla stampa, il Ministro ha sottolineato: “Siamo una nazione mobile e ne dobbiamo tener conto ed è uno dei motivi per i quali abbiamo voluto anticipare l’assegnazione delle frequenze in banda. Servirà a fare la Rete in 4G. Il ritardo strutturale che abbiamo oggi in fibra lo possiamo recuperare velocemente con l’ampliamento della 4G”.
Siamo certi che estrapolare questa singola frase dal contesto complessivo non renda giustizia al pensiero del Ministro.
Stando infatti ai dati del FTTH Council, un consorzio (www.ftthcouncil.eu ) fra oltre 150 industrie del calibro di Alcatel-Lucent, Cisco ed Ericcson, finalizzato a promuovere la connettività in fibra ottica verso abitazioni ed uffici, in Europa occidentale l’Italia è seconda solo alla Francia per numero di abitazioni raggiunte dalla fibra ottica.
E sono un bel numero: i dati sono stati presentati all’evento plenario più recente, la FTTH Council Europe Conference, tenutasi proprio a Milano nel febbraio 2011, dicono che a dicembre 2010 le case italiane raggiunte dalla fibra ottica erano 2.450.000. In Germania, per dire, erano solo 400.000
Per cui è difficile parlare di ritardo “strutturale”, visto che per una volta le infrastrutture ci sono.
Diverso il discorso se si parla di abbonati ai servizi in fibra: in Italia erano circa 348mila (sempre a dicembre 2010), meno del 15% dei potenziali.
Ma allora il problema è un altro: perché i cittadini e le aziende, pur raggiunti da quello che tecnicamente è il mezzo di gran lunga migliore (per capacità, efficienza ed affidabilità) per una connessione dati, non hanno scelto in modo massiccio di abbonarsi ai servizi (telefonia e dati) in fibra ottica?
È forse un problema di offerta commerciale?
Strategie di mercato non adeguate da parte degli operatori (la parte del leone la fanno Fastweb e Telecom Italia)? E se così fosse, perché con l’LTE dovrebbe andare meglio?
Ci sono altri aspetti che non ci sono chiari.
Le reti in fibra trovano il proprio ecosistema naturale in contesti urbani ed industriali. Sino ad oggi ci avevano raccontato che l’LTE sarebbe servito a portare la banda larga nelle zone non raggiunte dalle reti ADSL. Montagne e campagne, per capirci.
Dal punto di vista della densità di copertura radioelettrica, mettere sullo stesso piano LTE e reti in fibra ottica comporta un salto di qualità non indifferente.
L’attuale offerta commerciale su fibra ottica consente di collegare ciascun utente a 100 Mb/s.
Per raggiungere gli stessi risultati con l’LTE, sarebbe necessario installare una stazione radio base sotto il materasso di ciascun utente. In pratica, quello che si fa oggi con un access-point WiFi. Il modello “antenne su torri” o “antenne su palazzi” garantirebbe (in ambiti densamente popolati) velocità di connessione decisamente inferiori.
Poi, c’è una cosa che proprio non riusciamo a capire. Il nesso che porta ad affermare “Visto che siamo carenti sulla fibra, spingiamo sull’LTE”!
Noi, umili scrivani, siamo forse limitati. Ma se a casa nostra non siamo soddisfatti di come funziona il nostro frigorifero, e lo riteniamo un elettrodomestico fondamentale, cerchiamo di migliorare il frigorifero: lo sbriniamo, puliamo la serpentina, lo facciamo controllare da un tecnico. Nessuno di noi cercherebbe di rimediare comprando un aspirapolvere.
Per cui, se crediamo che le reti in fibra siano uno tassello fondamentale per lo sviluppo economico (e lo sono!), facciamo del nostro meglio per migliorare le reti in fibra e la loro diffusione presso gli utilizzatori. Non abbandoniamo le reti in fibra a loro stesse dicendo che recupereremo con una tecnologia completamente differente.
Sarebbe come dire: visto che i telefonici non sono stati finora abbastanza bravi a promuovere la diffusione della fibra, vediamo se gli stessi telefonici sono più bravi con l’LTE.
Chi ci va di mezzo?
Indovinato: i broadcasters,(cioè le tv locali) a cui da un lato vengono tolte risorse frequenziali, dall’altro ricevono in cambio compensazioni economiche pari ad una infima frazione di quanto ricaverà lo Stato dalla vendita delle frequenze, e che si troveranno a che fare con l’incognita delle interferenze e della compatibilità elettromagnetica del sistema LTE, i cui effetti sulle nostre radio e sui nostri televisori sono tutti da verificare (vedi articolo precedente in questo sito).
Peccato che gli “effetti collaterali “li scopriranno quando ormai sarà troppo tardi.
Un “bel” panorama, non c’è dubbio…
