Fli torna a sottolineare lo stato di preoccupante inquinamento in cui verserebbe la ex zona industriale. Oltre al pericolo che il Sin, se mal bonificato porterebbe allo specchio d’acqua sul quale dovrebbe sorgere il nuovo porto turistico, l’inquinamento ambientale pregiudicherebbe anche l’attività di nuovi insediamenti industriali. Una serie di sostanze tossiche che vennero occultate nei terreni interni alle fabbriche che costituivano il vecchio polo chimico, con il tempo avrebbero inquinato gravemente anche la falda acquifera che scorre nel sottosuolo apuano e che si estende per milioni di metri quadrati sfociando in mare. “Una simile situazione”, mette in guardia il portavoce David Chiappuella, “oltre ad essere una minaccia per la salute dei cittadini, risulta anche di ostacolo alla reindustrializzazione della zona e, proprio per queste ragioni, è necessario attuare un’azione energica di disinquinamento”. Dato infatti che le nuove industrie che verranno edificate in quest’area per funzionare hanno bisogno di una grande quantità d’acqua, come è l’esempio il Nuovo Pignone, quando l’inquinamento della falda supera un certo limite, risulterebbe inadatta all’impiego nelle lavorazioni industriali. Milioni di litri al giorno vengono impiegati per raffreddare impianti e produrre vapore; se, come in questo caso, l’acqua contiene alte percentuali di ammoniaca e viene utilizzata per alimentare gli impianti industriali, la sua presenza pregiudicherà la durata dei macchinari e quindi, quella degli impianti, corrodendoli come accadde nello stabilimento ligure dell’Italiana Coke. Il rischio allora sarebbe non solo quello di gravi danni economici ma anche di possibili incidenti dovuti ad esplosioni.
