Fallimento Erre Erre: tutto rimandato a fine luglio. Il giudice Sgambati ha ricevuto ieri mattina in tribunale a Massa i protagonisti dell’istanza di fallimento dell’impianto sotto sequestro dal 9 maggio scorso e dovrà decidere in camera consiliare se accettarne o meno i termini. Il fallimento dell’impianto di brichettaggio fu chiesto, all’inizio della vicenda, da uno dei maggiori creditori di Erre Erre, la Curti srl che vanta ad oggi due decreti ingiuntivi da 105 mila euro e da 162 mila euro. Ieri mattina però, alla Curti srl si è aggiunta la GS, altra ditta che vanta crediti per un totale di 570 mila euro e la Acqua Srl che ne chiede 61 mila. Al momento, dunque, i creditori di Erre Erre pretendono circa 900 mila euro di crediti mai saldati. La linea difensiva dell’avvocato Sergio Menchini, che ieri mattina ha accompagnato Ugo Bosetti presidente di Cermec, socio azionario maggioritario di Erre Erre, è quella di dimostrare che si tratta di crediti contestati e che attualmente i sigilli all’impianto rendono per forza di cose impossibile qualsiasi attività di ripresa al suo interno. I sigilli furono applicati dai Noe a seguito dell’inchiesta aperta dalla procura di Massa Carrara, in cui si ipotizza il reato di truffa aggravata: secondo gli inquirenti, infatti, al momento della costruzione dell’impianto, furono gonfiate fatture per ottenere più del necessario dai finanziamenti della regione Toscana, garantiti tramite l’UE. La costruzione dell’impianto partì nel 2008: il finanziamento chiesto fu di 16 milioni di euro, ma l’impianto ne venne a costare quasi 25 milioni, di fatto senza mai funzionare. Erra Erre non entrò mai a pieno regime: avrebbe dovuto produrre cdr, combustibile derivante dai rifiuti, per chiudere il ciclo di Cermec ed evitare il costoso conferimento in discarica. La procura indaga anche su reati contro la pubblica amministrazione
