403 cave attive e 1.029 dismesse o abbandonate: questi i numeri toscani riportati dal rapporto “Cave2011” di Legambiente. Ad illustrarlo è il portale GreenReport che evidenzia come la Toscana sia una delle regioni a più alta diffusione di cave, ma anche una delle più virtuose per quanto riguarda le normative ed i piani che regolano i bacini. Le autorizzazioni sono rilasciate dai Comuni, ma ci sono aree escluse per l’apertura di cave: il divieto si applica nei casi di vincoli e limitazioni d’uso del territorio derivanti da disposizioni di legge con particolare riferimento alla tutela e valorizzazione del paesaggio; viene prescritto inoltre il divieto di provocare trasformazioni irreversibili delle falde idriche e dell’assetto idrogeologico: esistono piani di recupero ambientale cave dismesse e obblighi di ripristino ambientale delle cave in esercizio. Le sanzioni previste sono: da 5 mila a 50 mila euro per la coltivazione illegale e da 2.500 a 10mila euro per l’inosservanza delle prescrizioni. Ampio spazio all’interno del rapporto è dedicato alle cave delle Alpi Apuane, ahimé, portate ad esempio quale anomalia insieme a quelle di Campiglia Marittima, in provincia di Livorno. Nelle Alpi Apuane è presente la più alta concentrazione di cave di pietre ornamentali del mondo. Basti pensare che tra i soli Comuni di Massa e Carrara si trovano 30 siti di estrazione. Se fino al 1995 hanno costituito un caso a parte in quanto la materia era ancora regolamentata dalle Leggi Estensi del 1751, oggi, in seguito alla Legge Regionale Toscana le cave di marmo rientrano nell’ordinamento regionale ed i canoni pagati dovrebbero risultare in proporzione, circa il 10 per cento, al valore di mercato. “La gestione dei processi estrattivi e le conseguenze ambientali diventano sempre più insostenibili vista la dimensione industriale che ha assunto l’attività”, evidenzia il rapporto, “le Alpi Apuane rappresentano un caso emblematico, visto che il più grande comprensorio estrattivo di ornamentali del mondo deve convivere con il principale Parco Naturale della Regione Toscana. Le circa 200 cave poste nell’area ai limiti del Parco sottopongono il territorio a un prelievo giornaliero enorme di materiale e determinano nell’intorno effetti impressionanti, principalmente per l’inquinamento delle falde acquifere ed il traffico di mezzi pesanti. Tra le criticità più importanti”, conclude lo studio, “risulta quella dei sempre più frequenti fanghi di cava che seguono alle piogge”.