Era il 2 settembre del 2008: un maledetto pomeriggio passato al cimitero di Mirteto, quando il campo numero 22 iniziava a sventrarsi sotto i colpi delle ruspe, che facevano affiorare dalla terra gli orrori di uno scandalo appena agli inizi. La testimonianza scioccante è quella del medico legale della Procura di Massa Carrara Maurizio Ratti, ascoltato ieri pomeriggio dal Pm Federico Manotti, titolare dell’inchiesta sul cimitero degli orrori. Body-bag, sacchi per conservare le salme, con dentro cadaveri non identificati, seppelliti senza bara, senza rispetto, mentre avrebbero dovuto essere cremati. Cinque cadaveri senza nomi, di cui si distinguevano gli uomini dalle donne solo perché alcuni sembravano aver appiccicati agli stinchi calze di tipo maschile. Scavando nella lingua lunga circa 30 metri la ruspa porta in superficie piccoli pacchetti con dentro resti di feti di neanche 20 settimane di gestazione. E dopo i feti anche gli arti, derivati da amputazioni: <<Gambe, avambracci, piedi_ spiega Ratti_ molti in fase di putrefazione e ci siamo accorti che ci potevano essere rischi per la salute pubblica, rischio di malattie infettive, soprattutto per la diffusione dell’epatite C>>. Dodici ore trascorse al campo 22, un orrore che il medico legale Maurizio Ratti non dimenticherà. Prima del 2 settembre furono altri due i sopralluoghi del dottor Ratti al cimitero, assieme ai Carabinieri dei Nas e del Nucleo operativo di Massa. Il primo fu il 4 maggio 2007, il giorno del blitz nel forno:<<Entrai e trovai una situazione sconvolgente, confusione ovunque, casse, sacche con dentro cadaveri mummificati, ceneri a terra miste a frammenti ossei, coperchi di bare, crocifissi e maniglie>>. Il secondo sopralluogo è del 20 giugno 2007 quando il dottor Ratti fu costretto a scendere con i carabinieri del Nas in quella specie di ripostiglio per le ceneri, che lui chiama cunicolo: Una sorta di pozzo che si apriva sul fondo e che conteneva ceneri ad una prima stima del medico legale appartenenti a circa 500 salme. Poi, quando i carabinieri poterono pesare l’intero mucchio, si scoprì sarebbero diventate molte di più. Infine, la domanda che tutti i parenti avrebbero voluto porre al medico legale, sulla possibilità di estrarre il DNA dalle ceneri in possesso. <<E’ una operazione complicata e di bassissima riuscita anche su un osso sano; dalle ceneri è impossibile, dai frammenti di ossa si può provare a ricavare qualcosa>>. Verosimilmente molte delle ceneri consegnate ai parenti dei defunti fatti cremare a Mirteto non avranno mai un riscontro genetico.
