L’ipotesi è quella di truffa aggravata, ai danni della regione e dell’unione europea: non c’è pace per le società partecipate del territorio apuano. Ieri sono arrivati i sigilli alla Erre Erre, l’impianto di brichettaggio che è per il 51% del Cermec e per il 49% della Delca. I sigilli, su ordine della procura sono stati messi dai Noe. L’indagine, invece, riguarderebbe i finanziamenti ottenuti dalla regione toscana, tramite l’unione europea, per realizzare l’intero stabilimento, di cui state vedendo le immagini esclusive della sua inaugurazione. Secondo gli inquirenti la fatture sarebbero state gonfiate ad arte per ottenere più soldi. Le prime avvisaglie di qualcosa che non andava, si erano avute quando il neo presidente del Cermec, Ugo Bosetti si era recato in procura a discutere della situazione con i partener Delca e Erre Erre. Con l’inchiesta ancora aperta è difficile dire cosa avvenisse in quelle stanze, ma gli inquirenti sono portati a pensare che il buono e cattivo tempo dei bilanci li facesse la parte privata, la Delca. Inoltre, l’impianto neanche è funzionante: dopo l’inaugurazione in pompa magna come si suol dire, non ha mai funzionato, però in compenso è costato circa 20 milioni di euro. Nello specifico la costruzione dell’impianto di via dorsale è partita nel 2008, grazie ad un finanziamento comunitario di 16 milioni di euro poi saliti a 23 milioni. L’impianto è sempre rimasto fermo, si disse per problemi di autorizzazioni. Nell’ottobre 2010 l’intero cda di Erre Erre fu cancellato dall’assemblea dei soci, che si era rifiutata di approvare il bilancio 2009. Conti che non quadrano alla fine: alcune fatture messe a disposizione della magistratura, sono più che sospette, perché la spesa certificata risulta troppo alta. Ieri mattina il sequestro dei carabinieri, che dentro la Erre Erre hanno fatto anche l’inventario dei macchinari.
