L’inchiesta sulla prostituzione minorile si allarga e arriva fino a Vicenza. Quelle ragazzine venivano costrette a prostituirsi dai loro aguzzini, che le offrivano a clienti di tutte le età, ma prima di “lavorare” in Toscana, erano passate per Vicenza. L’indiscrezione è stata pubblicata questa mattina da un giornale on line della zona. Insomma, un filone dell’inchiesta sullo sfruttamento della prostituzione minorile, potrebbe essere assorbito anche dalla procura di Vicenza, allargando molto l’ambito delle indagini. Si inizia a delineare anche l’incipit della storia: la polizia di massa Carrara, arrestò due cittadini romeni agli inizi del 2010 con l’accusa di sfruttamento della prostituzione, poi scoprirono essere i fidanzati, protettori di due giovanissime ragazze romene. Si tratta di Neculai Marian Irimia, 18 anni, e Ion Roman, 28 anni, che secondo l’accusa favorivano e sfruttavano la prostituzione di alcune connazionali giovanissime e le offrivano a varie persone, fra cui appunto i tre arrestati che da quanto è emerso nel corso delle indagini erano a conoscenza della loro età. La polizia ha convinto le due minorenni a collaborare e a fare i nomi dei clienti, accusati di consumare rapporti sessuali con minori. Qualche giorno fa sono finiti nella rete della squadra mobile don Giuseppe Peretti, 80 anni, parroco di Turano, il marocchino Mohammed Ouardi, 60 anni, custode residente a Massa, e il commerciante Guerrino Dalla Bona, 67 anni, noto gelataio con esercizio proprio antistante la piazza della stazione dove le ragazze erano costrette a prostituirsi. L’arresto dell’anziano parroco alla vigilia di Pasqua è stata una bomba, in zona. Sono intervenuti sia il vescovo che i fedeli, che hanno difeso l’operato di don Giuseppe: «È anziano e malato – ha detto il vescovo di Massa e Pontremoli monsignor Giovanni Santucci -. Conosco la sua moralità, il suo percorso umano e di carità. Sono sorpreso e perplesso. Spero che tutto si risolva alla svelta e senza problemi per la sua salute». I fedeli hanno tappezzato la chiesa di striscioni di solidarietà. I legali del sacerdote hanno parlato di errore giudiziario e di indagini «senza intercettazioni telefoniche, foto o filmati: la parola delle ragazze contro quella di don Giuseppe». Di certo, le giovani frequentavano la parrocchia perchè ricevevano spesso un pasto caldo.Le stesse ragazzine erano state identificate sia dalla polizia che dalla Direzione distrettuale antimafia di Genova, e avevano collaborato con gli inquirenti. Avrebbero spiegato di essere state costrette a subire le avances e gli abusi da parte di adulti e anziani dai due connazionali ai quali avrebbero poi dovuto consegnare quanto guadagnavano. Ora un troncone dell’indagine potrebbe spostarsi in Veneto, se è vero che le minorenni erano state prima nel Vicentino, come sarebbe emerso nel corso dell’inchiesta, e poi si erano trasferite al confine fra la Toscana e la Liguria.
