Gli oltre 200 milioni di euro di debiti della Asl1 sono da attribuire ai vari amministratori dell’azienda che hanno manomesso il bilancio, ai sindaci revisori per non aver esaminato attentamente il documento, alla società di revisione Taitle e al consulente Niccolò Persiani, colpevoli di aver certificato un bilancio falso. Tutto questo è contenuto nelle 12 pagine della relazione conclusiva della commissione d’inchiesta a firma di Pieraldo Ciucchi, Paolo Marini, Loris Rossetti e Maria Luisa Chincarini della maggioranza. Il documento fa un resoconto del lavoro e delle audizioni svolte in questi mesi; poi ricostruisce i fatti ed addossa le responsabilità politico-tecniche. La relazione conferma l’esistenza della posta di crediti nei confronti della Regione da 60 milioni di euro nel bilancio 2008 e riprodotta anche nel bilancio 2009, atto che ha fatto scoppiare lo scandolo. Si parla di occultamenti contabili, di assegni circolari a firma di privati, ma scoprire chi e perché è compito della magistratura. Una parte della relazione è dedicata al ruolo del professor Persiani, consulente regionale prima, contitolare di Taitle società che ha approvato il bilancio, e consulente di Maria Teresa De Lauretis durante il commissariamento. Evidenti dalle audizioni le responsabilità dell’ex direttore amministrativo, mentre il direttore generale Delvino non sarebbe stato a conoscenza di molti fatti. Assolto, invece, il presidente Rossi, allora assessore alla sanità perché dai documenti a lui forniti non risultavano situazioni gravi di disavanzo. Esce un Rossi colpevole dalla proposta di risoluzione della minoranza: “non doveva né poteva sfuggire all’attenzione dei massimi responsabili della sanità”. Il disavanzo sarebbe stato creato tra il 1998 e il 2009, influenzato da scelte gestionali come l’eccessiva esternalizzazione di servizi, il piano assunzioni per gli amministrativi e la spesa farmaceutica. E le responsabilità sono molteplici: dai dirigenti, agli uffici regionali competenti, ai revisori, all’assessore alla salute.