Non si trattava di un dirigente, bensì di un impiegato presso il Genio Civile di Massa, sul quale però piovevano pratiche a non finire e smisurate responsabilità, tanto da farlo ammalare gravemente. Sindrome ansioso-depressiva persistente, questa la diagnosi, associata ad attacchi di panico che, solo al pensiero di dover varcare la porta dell’ufficio, gli facevano mancare il respiro, quasi fino ad avere l’impressione di star soffocando. Tante le lettere del dipendente al Ministero, per chiedere che venisse rafforzato l’organico o che lui stesso fosse spostato in una sede più facile da gestire ma, da Roma, nessuna risposta. Questa la situazione presa in mano dal legale che, il 16 Novembre riuscì a far riconoscere al Giudice del lavoro quanto alla mansione svolta non corrispondesse una retribuzione adeguata e, quindi, ad ottenere l’aumento retroattivo. Dello scorso gennaio poi un’altra vittoria: l’indennizzo per l’infermità causata dal super lavoro e lo spostamento ad una sede più tranquilla. Una sentenza insomma di grande portata costituzionale in materia di diritto al lavoro. E l’avvocato non intende fermarsi qui, oltre alla richiesta di una pensione privilegiata per il suo assistito, avvierà anche una causa per mobbing. E 3 sarebbero, secondo il legale, gli aspetti importanti messi in risalto dalla causa: esporre un dipendente a simili stress danneggia il lavoratore, che vede calpestati i diritti alla propria integrità fisica e psichica, ma danneggia anche la dinamicità degli uffici e, infine, la bontà dei servizi che questi debbono offrire ai cittadini che vi si rivolgono.
