Ieri pomeriggio l’agenzia Eco del Porto che cura la progettazione del porto “alternativo” Punta Verde ha organizzato un incontro nella aula magna dell’accademia delle Belle Arti per confrontare i sette progetti in un dibattito pubblico. All’appello lanciato da Eco del Porto ha risposto soltanto il progetto porto turistico Apuano. Il progetto Punta Verde si è smarcato rispetto all’indirizzo politico di costruire il porto al confine tra le due città per pensarlo invece al confine con la diga foranea. I numeri del progetto: 620 posti barca dalle imbarcazioni da diporto fino ai megayacht da oltre 90 metri, sistemi per produzione di energia rinnovabile di ultima generazione, 37mila metri quadri di aree verdi sul mare, passeggiata sopraelevata in corrispondenza del porto e una serie di servizi integrati in strutture adiacenti al porto. Presentato anche il porto turistico “apuano”, un atollo costruito a poche decine di metri dalla linea di costa nella zona individuata dalle amministrazioni. L’atollo, raggiungibile mediante un ponte ciclo-pedonale ed uno carrabile, al suo interno potrebbe ospitare un centro commerciale, una piscina di acqua di mare, un eliporto, lo yachting club e servizi per le navi. All’interno del progetto la riqualificazione della scogliera di viale Da Verrazzano. Intervenuto anche il capitano di lungo corso Francesco Menconi in merito al fenomeno dell’erosione e al rischio annesso alla realizzazione del porto turistico. La lunga relazione di Menconi è partita dagli albori del porto di Marina di Carrara ossia il 1928 data del fatidico errore: una sbagliata progettazione che nel corso degli anni ha provocato fenomeni di erosione lungo tutta la costa fino a Fiumaretta. Il porto turistico pensato da Menconi è la base su cui poi potrebbe sorgere il Punta Verde.