Rimangono in carcere, almeno fino a venerdì, Salvatore Iodice, ex direttore della casa circondariale di Massa, il contabile del penitenziario Salvatore Cantone e Stefano Tendola, uno dei funzionari pubblici finiti nello scandalo di “appaltopoli” scoppiato il 6 luglio scorso. Rimarranno reclusi rispettivamente a Prato, Firenze e Parma, almeno fino a venerdì, data entro cui il giudice Maria Cristina Failla dovrà decidere se concedere o meno i domiciliari. E’ questa la notizia emersa dalla prima udienza del processo sugli appalti pilotati, in cui sono finiti anche alcuni imprenditori locali, secondo l’accusa facilitati nelle gare di appalto per i lavori pubblici che venivano effettuati nel carcere di Massa. Gli avvocati difensori di Iodice, Cantone e Tendola, ieri mattina, durante la prima udienza al Tribunale di Massa, hanno chiesto l’annullamento della disposizione di processo immediato, voluta dal Pm Rossella Soffio il 28 settembre e accettata dal Gip il 2 ottobre, perché secondo loro non esistono né i termini, né i riscontri per tale richiesta. Ma il giudice Failla ha rigettato dopo un’ora di anticamera la richiesta dei legali: dunque si procede con il processo e la prossima udienza è stata fissata al 22 dicembre. A tutto questo ha assistito un trasfigurato Salvatore Iodice: è entrato nell’aula accompagnato da quattro secondini, due gli sono rimasti sempre alle spalle, vestito con una giacca di velluto blu, i capelli un po’ lunghi, dimagrito, tirato in volto. Su di lui pesano 35 capi di imputazione, tra cui la corruzione, la turbativa d’asta, il peculato. In aula, difeso dagli avvocati Piccirillo, Balatri e Masseglia, ha ricevuto anche la visita dell’amico Silvio Baldini, ex allenatore di Empoli, Palermo e Parma che, da lontano, gli ha voluto far sentire la sua vicinanza.