Padre dell’Astralismo, Roberto Pattina, ancor prima dell’atterraggio sulla luna riuscì sorprendentemente a dipingerne la superficie: per questo contesta l’articolo apparso alcune settimane fa sul Venerdì di Repubblica, dedicato alla mostra in corso a Roma, un omaggio al pittore marchigiano Sante Monachesi, che avrebbe designato quest’ultimo come fondatore del movimento astrale. Grande e bravo pittore Monachesi, ma, prove alla mano, non fu lui il padre dell’Astralismo.E questa precisazione sarebbe dovuta anche a Carrara, la sua città, qui è nato il movimento, afferma l’artista, qui fra il marmo e i tanti artisti che da qui sono passati. “Luna 57” è questa l’opera che diede vita al movimento e che adesso Pattina vuole presentare come icona dell’arte contemporanea, in polemica, non c’è dubbio, anche con le nuove proposte, non ultime quelle presentate alla Biennale di Scultura. All’asta, quotandola per 3 milioni di euro, è questa la provocazione dell’artista che afferma: “Se l’orinatoio di Duchamp, il taglio di Fontana, l’impacchettamento dei monumenti del bulgaro Christo, sono state delle metafore e delle icone, tanto più luna 57 può darsi in questequalità. Artista che riesce ancora ad evolvere Roberto Pattina, fra le sue ultime produzioni vi sono opere digitali che ha deciso di inviare a Huston. “Tale quotazione non mi pare né velleitaria né iperbolica, poiché è la summa di 50 anni di attività artistica e del mio itinerario spirituale: meditiamo”, conclude, “sulle quotazioni che la nostra epoca attribuisce ai calciatori o sui fenomeni artistici di ultima tendenza”.