No al ritiro delle lettere di licenziamento inviate ai 304 lavoratori. No alla richiesta di cassintegrazione in deroga per un altro anno. No anche alla mediazione proposta dall’assessore regionale al lavoro Gianfranco Simoncini e dal ministero: 4 mesi soltanto di Cig in deroga. Cioè il tempo strettamente necessario per non far precipitare la situazione della Eaton da crisi aziendale a crisi sociale e per verificare e far partire il progetto di reindustrializzazione avanzato dalla Carbon Global. In cambio di quel piccolo sì della Eaton, lavoratori e sindacati avrebbero ritirato le denunce al giudice del lavoro per comportamento antisindacale e contro le lettere di licenziamento. I legali dell’azienda hanno risposto con un «no,grazie. Preferiamo aspettare la sentenza del giudice». Eppure l’ok alla richiesta di Cig in deroga alla Eaton sarebbe costato assai poco: circa 200mila euro. Cifra che si sarebbe ulteriormente abbassata vista la dichiarata volontà del ministero del lavoro e Inps di “venire incontro” all’azienda sui trattamenti di fine rapporto. Insomma il muro totale alzato dall’azienda nei confronti dei lavoratori e delle istituzioni (assieme a ministero e Regione al tavolo c’erano i comuni di Massa, Carrara e la provincia) non avrebbe alcuna motivazione economica.
Unatteggiamento che ha lasciato negativamente sorpreso sia l’assessore Simoncini («Le posizioni assunte dell’azienda – dice l’assessore – non solo rischiano di far salire la tensione sociale a Massa, ma sottraggono anche tempo prezioso per mandare avanti il processo di reindustrializzazione dell’area e di ricollocazione di tutti i lavoratori») che lo stesso neoministro Paolo Romani. «Il problema è che alle multinazionali come la Eaton – commenta amaro il segretario della Fiom di MassaCarrara Alessio Castelli alla fine dell’incontroromano – , pur avendo negli anni incassato finanziamenti pubblici, non fanno paura nè le istituzioni locali nè il governo. Ci vogliono regole nuove. I patti li devono rispettare. Se un lavoratore non rispetta le regole viene licenziato, mentre questi padroni possono fare tutto quello che vogliono».E infatti la Eaton non ha mai rispettato a pieno, come fa notare il ministero, l’accordo che nel 2008 portò alla chiusura dello stabilimento.
Adesso quindi c’è da attendere il giudice del lavoro che venerdì dovrebbe emettere la sua sentenza. «Se la Eaton ha deciso di aspettare il pronunciamento del giudice sul ricorso dei sindacati, il mio auspicio è allora che quel giudizio possa essere favorevole alle ragioni dei lavoratori » fa sapere Simoncini. Comunque sia la Regione che Romani annunciano che a breve sarà riconvocato il tavolo tecnico nazionale sul progetto di reindustrializzazione dell’area.
