Uno studio effettuato tramite il censimento capillare delle attività presenti su tutto il territorio provinciale e che rileva, com’era scontato, una costante diminuzione delle vendite e quindi una sofferenza del settore che si trascina ormai da diversi anni. L’intento però, come sottolinea il Presidente della Camera di Commercio Ricci, vorrebbe essere quello di trarne conclusioni di respiro più ampio, mettendo il commercio al centro dell’attenzione di tutti, politici compresi, mentre altri sembrerebbero i temi che più interesserebbero le amministrazioni, non solo locali. Il commercio si assicurerebbe il proprio spazio, ad esempio nelle cronache locali, ma esclusivamente circa questioni e problematiche particolari, quali contestazioni, rapporti con le ztl, saldi ed orari di apertura delle attività. Difficilmente invece se ne discuterebbe a tutto campo, tenendo presente che, nel solo commercio al dettaglio in provincia, vi sarebbero quasi 4 mila esercizi di vicinato che, negli ultimi 6 anni, hanno contenuto la diminuzione nel 2,6%;  attive 170 medie strutture di vendita, soprattutto settore extra-alimentare con un aumento di quasi 5.000 mq dal 2003, su un totale di oltre 325 mila. Da solo il commercio infine incide sul Pil del 14%, il doppio del turismo, e poco meno dell’industria, senza contare che nel settore sono impiegate quasi 13 mila persone. La mancanza di una visione d’insieme, sarebbe dimostrata dall’assenza di una sola seduta nel Tavolo Istituzionale nella quale si sia parlato di commercio, ed anche la stessa Conferenza Regionale di questo settore sarebbe passata praticamente inosservata. Per le istituzioni sembrerebbe di maggiore interesse discutere del tema di volta in volta, di Comune in Comune, di problematiche settoriali: è questa la visione estremamente critica del Presidente che giunge a chiedersi polemicamente: “è forse perché si ritiene che il dio mercato sia il vero padrone delle sorti del settore?”. Ma pur prendendosela con la politica, Ricci ammette anche che parte delle responsabilità ricadrebbero non poco anche sugli stessi operatori e sulle loro associazioni, gli uni poco propensi  a farsi carico dei loro diritti/doveri di partecipazione al dibattito, le altre spesso autoreferenziali e timorose di essere considerate corporative. Parallelamente anche le Amministrazioni sembrerebbero cominciare a prendere coscienza della problematica: lo si noterebbe chiaramente per i Comuni più grandi come per quelli più piccoli della Lunigiana, e non ci sarebbe amministratore che non sottolinei quanto sia utile inventare soluzioni purché il commercio si mantenga, cresca e diventi sempre di più fattore di competitività