La problematica all’abbattimento delle barriere architettoniche in Italia è da parecchio tempo stata recepita dal legislatore che in più di un occasione è intervenuto con leggi specifiche per le strutture che devono accogliere il pubblico e più in generale per l’edilizia pubblica. Le stazioni ferroviarie provinciali sono tutte sotto il controllo di aziende del gruppo Ferrovie dello Stato che è un soggetto non più pubblico per definizione ma tuttavia controllato al 100% dal ministero dell’economia. Così cercando le normative sulle strutture ferroviarie si scopre come la stazione di Avenza non abbia nessuna delle tali prescrizioni. Ad esempio la stazione di Avenza non è dotata di percorsi privi di ostacoli per accedere ai taxi, ai bus, ai parcheggi, agli ingressi e uscite stesse e neanche a dirlo al marciapiede del binario 2, semplicemente irraggiungibile dai disabili. Inutile poi sottolineare come siano assenti percorsi tattili, segnali sonori e piantine in codice Braille. Sono invece a norma ma per motivi precedenti in pratica difficilmente utilizzabili i bagni e anche le biglietterie, entrambe realizzate anche per l’accesso ai disabili. Assente invece la nursery come invece dovrebbe esserci. Risalta poi l’obbligo di installare ascensori o dove non è possibile rampe per persone con moblità ridotta. Questa è la normativa per le stazioni definite “interoperabili” ed è un protocollo interno di RFI e quindi Avenza non vi rientra in quanto non stazione adatta per disabili, ma ciò su cui porre attenzione è che molte delle normative del protocollo sono obbligatorie per legge e quindi, teoricamente, inderogabili.