Valorizzare attività di valore storico e culturale”. È questo l’obiettivo del progetto regionale che mira a salvare gli antichi mestieri. E proprio in questo mese l’elenco, un autentico censimento di professioni ormai storiche, è stato aggiornato e a fine mese la giunta delibererà ufficialmente questa revisione. Chi vuole potrà così continuare a scoprire, non senza sorpresa, come nella nostra regione esista ancora chi si dedica alla produzione di cesti con erbe palustri o chi svolge attività di essiccazione dei fichi, o ancora chi trasporta legna nelle zone più impervie dei boschi con i muli. Segno che, nella Toscana del 2010, dunque, c’è ancora spazio per questi mestieri che vengono da lontano con un carico di storia, di cultura, di valori, di identità, come sostiene l’assessore regionale all’agricoltura Gianni Salvadori. All’origine dell’elenco c’è una legge, la 15 del 1997, sulla “Salvaguardia e valorizzazione delle attività rurali in via di cessazione”. Secondo la normativa all’elenco degli antichi mestieri possono essere iscritti tutti coloro che svolgono attività e processi di produzione e trasformazione di prodotti agricoli, forestali, zootecnici nonché attività e servizi connessi e complementari all’agricoltura ed al mondo rurale in genere che rischiano di scomparire. L’elenco tocca tutte le province della Toscana con un picco di iscrizioni a Firenze (29), seguito da Arezzo (18) e Pistoia (13); 12 sono le aziende censite in provincia di Lucca, 8 in quella di Grosseto, 6 nel pisano, 5 a Prato, 2 a Siena e 1 a Livorno. Dicevamo tutte le provincia tranne Massa Carrara che a quanto pare non possiede nessuna attività di valore storico o culturale ancora in vita, forse, ci siamo già estinti.
