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giovedì, 17 novembre, 2016

http://www.antenna3.tv/2016/11/17/la-carrara-bene-della-violenza-sulle-donne-le-storie-sconvolgenti-della-rumena-segregata-in-gabbia-a-disposizione-di-ricchi-tesserati-e-dei-festini-dellorrore-in-villa/

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La Carrara bene della violenza sulle donne Le storie sconvolgenti della rumena segregata in gabbia a disposizione di ricchi “tesserati” e dei festini dell’orrore in villa

di  Redazione web

Storie vere, realmente accadute e riferite dagli avvocati che hanno assistito in sede penale i protagonisti – siano essi vittime o carnefici – di violenze spesso difficili da raccontare, e che l’autrice ha raccolto e riportato fedelmente, limitandosi a modificare nomi e luoghi, a tutela della privacy delle persone coinvolte. Casi destinati a far scalpore perché rivelano come, anche una realtà di provincia come quella di Carrara, la violenza contro le donne sia trasversale, e coinvolga tutte le fasce della popolazione; anche le più abbienti.

Sono le storie, sconvolgenti, di “Rose, lacrime e sangue” il volume scritto dalla criminologa carrarese Alessandra Verdini ed edito da Sea con il finanziamento della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara che sarà presentato sabato 19 novembre alle ore 10 a Palazzo Binelli alla presenza, tra gli altri, del sindaco Angelo Zubbani, del Procuratore Aldo Giubilaro, del Prefetto Giovanna Menghini e del Sottosegretario alla Giustizia Cosimo Maria Ferri. «Ho scritto questo libro per smascherare i potenti e dimostrare che la violenza sulle donne è trasversale…non è giusto che alcuni uomini, solo perché ricchi o affermati, si sentano più protetti» spiega l’autrice che raccolto le testimonianze attraverso Centro Italiano Femminile a cui è affidata la gestione del Centro Antiviolenza “Donna Chiama Donna”di Carrara.

«Fatti realmente accaduti». In queste vicende – che, ribadisce la dottoressa Verdini «corrispondono a fatti realmente accaduti» – nel ruolo di orco si trovano anche professionisti affermati e imprenditori di successo i quali, forti delle loro ingenti risorse economiche, possono permettersi di sfogare in modo ancora più crudele e violento la loro perversione. Come?

Per intuirlo è sufficiente leggere due delle storie contenute nel volume, che l’autrice anticipa a pochi giorni dalla presentazione del libro.

Una rumena segregata in una gabbia. La prima storia è quella di Luna (il nome è di fantasia), una ragazza rumena per mesi segregata in una gabbia in un appartamento del centro storico per soddisfare gli impulsi sessuali di un gruppo di uomini appartenenti alla Carrara “bene”, che accedevano all’abitazione attraverso una tessera ricaricabile.

Nel lungo periodo della reclusione forzata – si ricostruisce nel libro – la donna è rimasta incinta due volte, ma la sua “fortuna” è stata che tra i clienti c’era anche un medico che le ha praticato altrettanti aborti a domicilio. Proprio l’accentuata promiscuità dei suoi rapporti è stata però la salvezza della giovane donna. La “tessera” è stata regalata anche a un professionista di Sarzana, in crisi sentimentale. L’uomo ha cominciato a frequentare la ragazza con continuità, se ne è innamorato e l’ha liberata denunciando alle autorità quanto stava accadendo. Oggi la ragazza e il suo liberatore sono sposati, si sono lasciati alle spalle il passato.

Festini dell’orrore in ville lussuose. La seconda storia è quella di Natasha (anche questo nome è inventato) una donna bella e istruita, sposata con uomo di successo dell’alta società carrarese, che scopre i tradimenti perversi del marito protagonista insieme ad altri stimati professionisti di festini dell’orrore a base di sesso estremo e cocaina, in lussuose ville della Versilia. Le vittime, in questo caso, erano prostitute di provenienza africana, “comprate” – ricostruisce nel suo libro la Verdini – per esercitare su di loro pratiche violente con tanto di arnesi in stile sadico. Tra i carnefici di questa storia anche alcuni medici che dopo aver consumato, quando necessario, avevano il compito di “ricucire” il corpo straziato delle donne. Raccontato anche il modo in cui Natasha scopre quello che avveniva nelle ville in Versilia: a un certo punto, la sua attenzione viene catturata da un oggetto chiuso in un armadio: una valigetta, in cui Paolo, al rientro delle sue serate, ripone sempre qualcosa.

 Tempo dopo, quando si rivolgerà ad un avvocato per la causa di separazione, la donna ha l’intuizione di trovare un momento in cui il marito è fuori casa per scoprire il contenuto misterioso della valigetta. Ed erano scene di sangue, filmate. Ill divertimento era praticare la violenza sessuale.
il tirreno

ore: 13:26 | 

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