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venerdì, 29 luglio, 2016

http://www.antenna3.tv/2016/07/29/quarantanni-fa-il-28-luglio-1976-la-corte-costituzionale-sanci-la-liberta-dantenna-le-radio-e-tv-locali-furono-legalizzate/

Mediavideo Antenna3

QUARANT’ANNI FA, IL 28 LUGLIO 1976 LA CORTE COSTITUZIONALE LEGALIZZO’ LE RADIO E TV LOCALI

di  Redazione web

3«Quaranta anni fa uno stuolo di pionieri, tra cui il nostro direttore Carlo Andrea Lazzoni, ha creato un nuovo modo di fare informazione. E ha cambiato l’Italia». Il 28 luglio del 1976 la Corte Costituzionale sancì la libertà d’antenna eliminando di fatto il monopolio detenuto fino a quel momento dalla RAI. In realtà già qualche anno prima iniziarono a trasmettere le prima radio e televisioni. A quel tempo venivano chiamate “libere” perchè di fatto intaccarono il monopolio detenuto dalla tv di stato. In quegli anni radio e tv trasmettevano con varie sentenze di giudici e pretori locali che sentenziavano il “diritto all’informazione”. Col passare del tempo diventarono i canali privati o commerciali. Oggi, con una definizione ben più consona, sono le televisioni locali. Voci dal basso, antenne sul territorio, 2specchio dell’Italia dei campanili. Oggi nella Penisola le stazioni della “gente” sono circa 600. Nel 1982 arrivarono a essere 1.394 in mezzo al Far West dell’etere che caratterizzò l’avvento delle emittenti private. Cifre che non hanno equivalenti in Europa. «Siamo il Paese dei mille Comuni. Ecco perché c’è stato e c’è bisogno di reti locali che narrino frammenti di identità lasciate ai margini dai grandi editori», C’è chi considera questa esperienza un’anomalia tutta italiana. In realtà l’anomalia sta nella maniera con cui lo Stato le ha trattate. Le istituzioni non hanno fatto tesoro di questo patrimonio di talenti, idee, progetti tecnologici e anche di occupazione che ha inciso sulla nostra industria culturale. Anzi, all’inizio si è tentato di reprimerle; e quando è apparso evidente che il fenomeno non era cancellabile, si è aperta una stagione di consorteria, lunga trenta anni, che ha usato i canali locali anche a fini politici. Le reti del territorio sono sempre state una grande ricchezza, anche per la tv nazionale.

tv locale La mancanza di regole contribuì a far proliferare migliaia di stazioni. Poi si è assistito all’invasione dei potenti che si sono impossessati di frequenze e bacini. Nel 1990 la prima legge di riordino delle tv locali, la cosiddetta Legge Mammì che cercò di portare un po’ di regolamentazione nel settore. A quel tempo il Presidente del Consiglio era Giulio Andreotti e l’allora Ministro dell’Istruzione era Sergio Mattarella, attuale Presidente della Repubblica. Mattarella si dimise da Ministro perchè Andreotti per far passare la legge Mammì propose la “fiducia” in sede di votazione.

Oggi il comparto affronta numerose difficoltà. Si fa i conti con la crisi economica ma anche con gravi criticità: dall’obbligo di 1abbandonare le frequenze che creano interferenze alla guerra del telecomando con cui si vuole scacciare le stazioni locali dai primi tasti. In quattro decenni il legislatore non è mai venuto incontro alle tv del territorio. «Perché non possono essere controllate dall’alto». Sono tante ed è difficile controllarle quindi le ragioni di vita politica dei vari Ministri e Sottosegretari è quella di cercare di eliminarne il più possibile con azioni legislative e legali che di democratico non hanno nulla.  Comunque gli esperti del settore ritengono che  per le “piccole” reti un futuro c’è. «E sarà glocal. Ciò significa che l’informazione di prossimità, locale, non può più prescindere dal confronto con il web e con i contenuti on demand o multimediali».

4Noi di antenna 3 ci crediamo e andiamo avanti nonostante la disattenzione delle istituzioni locali e del comparto commerciale della provincia apuana che non comprende l’utilità di un mezzo di informazione e comunicazione come la tv locale. Quando se ne renderanno conto sarà troppo tardi ?

ore: 13:37 | 

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