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giovedì, 14 aprile, 2016

http://www.antenna3.tv/2016/04/14/aladino-landi-omaggio-di-cuore-allopa/

Mediavideo Antenna3

Aladino Landi: “Omaggio di cuore all’OPA”

di  Redazione web

Quando si parla dell’OPA tutti sono d’accordo ormai a parlare di eccellenza,  di un’azienda sanitaria di prim’ordine, anch’io credo che sia vero. Ma non ho certo le competenze tecniche per disquisirne, come tutti mi fido di quelle degli altri, e quindi in base a quelle anch’io lo credo. Ora più che a credere sono finito in un atteggiamento diverso, fatto più  di fede, sono passato cioè nella posizione di sperare, e lo spero davvero con tutte le mie forze. Una settimana fa, infatti, vi sono stato operato al cuore e la mia fiducia nella speranza è cresciuta nell’aver constatato sul mio corpo l’efficienza dei team e della struttura. La condizione di malato non mi permette ancora però un giudizio tecnico qualificato, sarebbe inverosimile in effetti che si affidasse ai malati la valutazione sui medici, per quelli guariti sarebbe oggettivamente positiva, per gli altri no.

Invero giudicare uno staff di medici e infermieri è quasi giocoforza una questione di statistica, di dati riguardanti la percentuale di interventi riusciti, questo alla fine può essere il solo parametro oggettivo per quantificare il grado della preparazione tecnica, e quindi attribuire l’eccellenza. Insomma il giudizio non può basarsi solo sull’esperienza personale. E sarebbe forse ridicolo che io, con la modesta preparazione medica che mi ritrovo, attribuissi pagelle ai medici di carattere professionale, loro non saprebbero nemmeno che farsene.

Io invero però di una eccellenza posso e debbo parlare, perché l’ho vissuta direttamente, e come ogni semplice paziente sono stato in grado di percepirla. Mi riferisco all’eccellenza umana, al livello di umanità che nella struttura dell’OPA si  tocca con mano nel rapporto tra medico e paziente, fatto di attenzione, gentilezza, vicinanza. Una sensibilità e qualità diffusa, quasi un target di appartenenza, che attraversa tutti i livelli, dal chirurgo, all’anestesista,  agli infermieri della sala operatoria, agli infermieri delle camere, etc. Potrei fare anche nomi, ma non serve perché il carattere è davvero comune, è in dotazione a tutti. E tutti desidero quindi ringraziare ora che sono a casa, con l’operazione al cuore riuscita.

Questo livello di umanità nel rapporto tra medici, struttura intesa come squadra e pazienti credo rappresenti la vera eccellenza nella sanità, almeno in quella che io mi sono sempre immaginato. Una valutazione che scaturisce anche da caratteri non oggettivi e che quindi anch’io ho la possibilità di esternare.

Basti questo piccolo esempio che mi ha davvero colpito. Due giorni dopo l’intervento tecnicamente riuscito ero un po’ giù di corda, ma non tanto per problemi fisici, mi aveva preso la tristezza come forse accade in tali momenti post. Ebbene quando è entrato in camera l’infermiere per le cure, senza che proferissi alcunché, senza che nemmeno lo guardassi, senza che esprimessi un qualsiasi lamento, questi appena mi ha guardato mi ha detto con voce calma e rassicurante: “Aladino, cosa c’è?”.

Dio mio! Aveva percepito in un attimo il mio malessere, quello che avevo dentro, non quello esterno del  corpo. E il suo chiedere, il suo capire, il suo interesse che ho sentiti sinceri mi ha immediatamente rinfrancato. Un malato, un paziente ha bisogno di avere intorno sensibilità, è la cosa che più lo aiuta, senza ombra di dubbio.

In quell’infermiere, anche se forse era l’ultimo anello della catena medica, quella sensibilità c’era tutta, enorme, come ripeto esiste in tutta l’OPA, davvero quindi, testimonio io piccolo paziente, una grande eccellenza, per fortuna di tutti noi.

 

Aladino Landi

ore: 20:54 | 

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