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sabato, 9 aprile, 2016

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Imprenditore di Carrara: nei Panama Papers a mia insaputa Cade dalle nuvole Lorenzo Vanelli: penso ad un furto di identità

di  Redazione web

I Panama Papers? «Mai sentiti nominare, fino a ieri». Lo studio legale Mossack e Fonseca? «Non sapevo neanche che esistesse». Cade dalle nuvole Lorenzo Vanelli. Il suo nome è tra gli 800 nomi di cittadini italiani titolari di un conto offshore a Panama, Caraibi che compaiono nei i documenti Panama Papers e che l’Espresso ha cominciato a pubblicare. Ma lui giura di non sapere perchè il suo nome è finito lì, in quell’elenco pieno di vip, personaggi dell’industria, dello sport e dello spettacolo che avrebbero portato i loro soldi nel paradiso fiscale caraibico.

«Guardi è da stamani (da ieri per chi legge), cioè da quando è uscito l’Espresso, l’elenco ha cominciato a girare e mi hanno informato che ci sarei anch’io che mi faccio e mi rifaccio la stessa domanda: come è possibile?», dice Vanelli.

Eppure, il suo nome, unico carrarese, è lì, agli ultimi posti del lungo elenco in ordine alfabetico ( (viene subito prima di Carlo Verdone) della lista pubblicata dal settimanale degli italiani che hanno conti presso lo studio Mossack e Fonseca di Panama. “Vanelli Lorenzo, Massa Carrara, imprenditore”, si legge nell’elenco.

«Ripeto, non so assolutamente per quale ragione il mio nome sia lì. Non sono mai stato a Panama, non conosco lo studioMossack e Fonseca (una delle più grandi “fabbriche” al mondo di società offshore da cui provengono i documenti che “inguiano” i grandi di tutto il mondo) che non avevo mai sentito neanche nominare. Figuriamoci se ho mai avuto rapporti con questo studio…», dice ancorai.

Quarantanove anni, carrarese promotore finanziario prima, imprenditore del settore alimentare, ramo gelati e sorbetti, adesso, Vanelli è salito suo malgrado agli onori della cronaca per la vicenda del nero alle cave. Coinvolto ma non indagato. «Sono uscito pulito da questa storia che mi ha danneggiato tantissimo dal punto di vista professionale. Mi hanno rivoltato lo studio, non hanno trovato nulla di illecito, ma la mia immagine è stata sporcata», si lamenta. Il suo nome compare, e più volte, anche in questo affaire legato all’evasione fiscale e alle sovra-fatturazioni nell’export dei marmi tra Carrara e India. Nelle intercettazioni della Guardia di Finanza viene ascoltato più volte mentre dialoga con alcuni degli indagati.

Nel 2013, quando partì l’inchiesta, la Guardia di Finanza passò al setaccio il suo studio di promoter finanziario sequestrando pc e pen driver, documenti e cartelle con su scritto “Gemignani”, “Barattini”, “Borghini”… cioè i nomi di alcuni dei più importanti imprenditori del marmo di Carrara. Facile, dunque, pensare che ci sia un collegamento fra quanto emerso dall’inchiesta black marble e il trasferimento di capitali nei paradisi fiscali. «Sì, ma in realtà non c’è alcun collegamento. Non ci può essere semplicemente perchè io a Panama non ho mai portato nulla, nulla so di questi elenchi e continuo a interrogarmi su come il mio nome possa essere finito lì», dice ancora Vanelli.

E allora? «Allora, adesso penso di tutto. Ad un’omonimia, o anche a un furto di identità. Cioè alla possibilità che qualcuno si sia impossessato dei miei dati personali per aprire un conto presso quello studio. Lo so, è un’ipotesi estrema, ma non riesco a darmi altra spiegazione».

Intanto, Lorenzo Vanelli, il “mestiere” di promoter finanziario lo ha messo da parte. Per aprire, anzi per rilevare una gelateria famosa in città: la gelateria Tognozzi di via Roma. “Cremeria Toscana – Tognozzi” si chiama adesso lo storico locale fondato nel 1947 da Gusmano Tognozzi. UN Anno fa, Vanelli con il socio Luca Fortunati ha inaugurato questo locale che propone gelati artigianali di qualità. Il mondo pieno di insidie della finanza pensava di esserselo lasciato alle spalle. Salvo vederselo di nuovo sbattuto in faccia con quell’elenco arrivato da Panama.

 

il tirreno

ore: 18:58 | 

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