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venerdì, 8 aprile, 2016

http://www.antenna3.tv/2016/04/08/un-uomo-e-morto-e-a-molti-di-voi-questo-non-interessera-ma-perche-la-sua-esperienza-non-sia-stata-vana-perche-le-sue-sofferenze-siano-utili-a-tutti-io-la-testimoniero/

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Un uomo è morto e a molti di voi questo non interesserà, ma perché la sua esperienza non sia stata vana, perché le sue sofferenze siano utili a tutti, io la testimonierò.

di  Redazione web

Un uomo è morto e a molti di voi questo non interesserà, ma perché la sua esperienza non sia stata vana, perché le sue sofferenze siano utili a tutti, io la testimonierò.
Quest’uomo si era ammalato di un tumore molto aggressivo, la cui eziologia viene fatta risalire dalla letteratura all’inquinamento ambientale. Quest’uomo, come quasi tutti gli altri, ha assistito alla degradazione costante e rapida della qualità della sua esistenza, rinunciando a fare le numerosissime cose che nonostante l’età era in grado di svolgere in una sola giornata. Il cancro molto velocemente si è impossessato dei suoi polmoni e con essi della sua forza fisica, della sua capacità di movimento, ma non della sua determinazione e volontà.
Quest’uomo era stato ospedalizzato quando i liquidi avevano occupato ogni spazio vitale presentandolo alla morte, la sua tempra però ha avuto la meglio e lottando come un leone è riuscito a tornare alla propria casa, ma non senza segni evidenti. All’ospedale avevano usato un cerotto non adatto alla sua pelle di malato, c’era quello e certo non si possono spendere soldi per queste delicatezze, perciò gli era stato “scuoiato” il braccio, che non si è più rimarginato a causa dei farmaci che la sua patologia lo aveva costretto ad assumere.
Era stato dimesso un sabato pomeriggio, con somministrazione di ossigeno 24 ore su 24, ma si erano dimenticati di dirgli che nessuno faceva consegne sino al lunedì. L’unica cosa che gli era stata fornita una prescrizione sbagliata che lo ha esposto ad una sofferenza inutile e disumana per poter riuscire a far sopravvivere il suo organismo, finché mendicando da una farmacia all’altra non si è riusciti a reperire una bombola per farlo respirare. Il lunedì si scopre che l’iter di consegna domiciliare non era ancora stato avviato, così solo il martedì nel tardo pomeriggio al paziente viene fornito l’ossigeno vitale. Intanto la famiglia insieme a lui non dorme perché quest’uomo non riusciva più a dormire, a mangiare e a bere, diventa così le braccia e le gambe di quest’uomo che avrebbe avuto bisogno e diritto di sussidi ed assistenza domiciliare, ma costano troppo per una sanità che
non guarda più alle esigenze dei pazienti.
Passano poche settimane e le condizioni di quest’uomo si aggravano sempre di più, tanto che ha un malore e cade dal suo letto. Viene portato nuovamente al NOA, in uno stato di torpore, difficoltà a parlare ed evidente sofferenza, ma viene comunque rimproverato seccamente perché nel suo obnubilamento cercava una posizione che gli desse sollievo, liberando la parte di polmone ancora in grado di saturare il suo organismo, costringendo però alla sistemazione del monitoraggio l’infermiere che non poteva stare con lui, costretto ad affrontare la ressa del Pronto Soccorso in spazi e con mezzi insufficienti. Viene ricoverato in Osservazione e inizia un nuovo calvario e mentre quest’uomo combatteva senza più convinzione, utilizzando tutta la forza che gli restava per dilatare quel torace ormai nemico, affranto dall’arsura che dà l’ossigeno, non più in grado di articolare parole comprensibili, gli viene somministrata la sua terapia “in compresse”, eppure lui ci prova con l’ausilio di un pezzo di tubicino morbido e senza forma che avrebbe dovuto fungere da cannuccia, ma bere gli è quasi impossibile, perché per farlo servono troppe energie e dovrebbe  di respirare. Forse si è risparmiato la siringa per iniettargliela. Gli viene comunque consegnata la colazione: té e fette biscottate con marmellata, che ovviamente non è in grado di mangiare.
Quest’uomo, a detta loro, è un ingombro: per l’Osservazione perché non si decide a morire e per il reparto perché non deve assumere terapie speciali e decidono di rispedirlo a casa. Fortunatamente c’è un posto all’Hospice della Don Gnocchi, quindi viene impacchettato e spedito
fuori. Là trova un ambiente fatto di luce, brezza di mare e tanta cura amorosa, così si rasserena e muore.
Quell’uomo era mio padre. La sanità invece è quella di tutti, una sanità che parlando di efficienza e di efficacia non intende certo parlare di terapie, cura e persone, ma di risparmio e guadagno.

Luana Mencarelli

ore: 19:00 | 

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