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martedì, 15 marzo, 2016

http://www.antenna3.tv/2016/03/15/la-cassa-despansione-non-ha-retto-parlano-i-consulenti-incaricati-dalla-procura-di-far-luce-sullalluvione-di-aulla-del-25-ottobre-del-2011-progetto-non-rispettato/

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«La cassa d’espansione non ha retto» Parlano i consulenti incaricati dalla procura di far luce sull’alluvione di Aulla del 25 ottobre del 2011: «Progetto non rispettato»

di  Redazione web

. Il processo sull’alluvione di Aulla del 25 ottobre del 2011 entra nella parte tecnica. E la parola passa ai periti, che ieri in un’udienza durata tutta la giornata hanno spiegato cosa ha funzionato e cosa invece ha causato il disastro. Sono i tecnici dell’accusa, poi quelli delle difese diranno la loro. Ma intanto si va delineando quelle che saranno le conclusioni del pubblico ministero Marco Rappelli. Stavolta, dopo che nella scorsa udienza era stata protagonista la diga, si è parlato soprattutto della cassa di espansione di Chiesaccia.

Ed è stato un geologo a spiegare che l’acqua che doveva trattenere in realtà si è tutta riversata su Aulla. Motivo? Errori rispetto alla progettazione iniziale, materiali diversi da quelli previsti. Risultato? L’acqua uscita dal fiume impazzito anzichè restare dentro l’enorme vasca è uscita scaricandosi sul centro di Aulla. Ii tre consulenti lo dicono dopo ave analizzato metro per metro il territorio colpito dalla disastro. «Alla fine – ha spiegato l’ingegner Riccardo Fanti dell’Università di Firenze – l’argine intorno alla struttura è stato fatto in maniera diverso rispetto alla progettazione originale. In un primo momen to erano previsti quattro moduli, ma per motivi di costi ne è stato realizzato uno solo. L’argine doveva essere ad altezza costante, invece in alcuni punti era più basso, proprio da lì è uscita l’acqua». Dalle analisi dei consulenti della procura è venuto fuori come «nella realizzazione dell’opera siano stati utilizzati materiali diversi da quelli previsti nel progetto». L’ingegner Fondi su questo aspetto è stato particolarmente preciso: « Quando siamo andati sul posto per il sopralluogo dopo l’alluvione, dal muro d’argine rotto si vedeva cosa c’era dentro: materiale di diversa entità, scarti di edilizia, addirittura tubi in plastica. Questo ha aumentato l’erosione, rendendo l’argine più vulnerabile».

 Oltre ai dubbi sulla realizzazione si sono aggiunti anche intoppi di carattere burocratico: «Dopo il 2006 – ha sottolineato il perito – sono emersi problemi legati alle opere accessorie alla cassa di espansione che di fatto hanno spostato l’attenzione sulla realizzazione dell’opera». Così per quasi un anno gli enti pubblici interessati «hanno perso tempo a discutere sulle strade di accesso, i mancati espropri delle aree circostanti e presunte irregolarità dei progetti. Mesi buttati via in rivolti secondari».

Il disastro del 25 ottobre sta anche in queste cose raccontate dai consulenti, che saranno protagonisti delle prossime due udienze (lunedì 21 si ricomincia dallo stop determinato nel pomeriggio dal giudiceGiovanni Sgambati, anche per il cordoglio dovuto alla notizia della scomparsa del padre dell’avvocato Luca Petrini). Alla sbarra undici persone: i dirigenti provinciali Giovanni Menna, Gianluca Barbieri e Stefano Michela. Vanno a processo anche Lucio Barani, ex sindaco di Aulla e oggi senatore,Roberto Simoncini, primo cittadino alla data dell’alluvione, i dirigenti del Comune di Aulla Franco Testa, Giuseppe Lazzerini, Mauro Marcelli e Ivano Pepe, l’ex vicesindaco e assessore comunale aullese Gildo Bertoncini eGiovanni Chiodetti, ex assessore comunale alla protezione civile.

il tirreno

ore: 20:49 | 

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