zubbani consiglio comunaleIn questa non facile stagione di ricostruzione di tessuti lacerati arriva sul tavolo del sindaco la vertenza tra lavoratori e imprenditori del settore del marmo per il rinnovo del contratto integrativo. Ho incontrato le rappresentanze dei primi, ascoltando le loro richieste e raccogliendo le loro difficoltà.

Di nuovo mi vedo costretto a ripetere che non spetta al sindaco neppure dirimere questo genere di difficoltà che appartengono alle relazioni tra parti in un regime di contrattazione, sempre più “libero”, a volte persino troppo…

Spetta però al sindaco cercare di favorire la risoluzione di nodi di tensione che si creano in una comunità già molto provata e con i nervi di molti scoperti.

Carrara è una città e prima ancora una comunità legata al marmo per interessi, lavoro e cultura, tutte cose che messe insieme contribuiscono a disegnarne l’identità. Una comunità si nutre di affari ma prima ancora di relazioni e il successo dei primi in una certa misura risente anche della qualità delle seconde, che afferiscono alle responsabilità di ognuno e non considerarle un valore è l’ennesimo segnale di una miopia che col perdurare potrebbe farsi preoccupante.

Con molte imprese del marmo l’Amministrazione comunale ha in sospeso vertenze e centinaia di ricorsi. La partita è già molto complicata, la città insegue diritti, equità e una maggiore giustizia sociale di cui ha bisogno. Non posso da sindaco minimizzare le fatiche di chi ha meno. Ogni giorno le vedo depositarsi sul mio tavolo e raramente mi sento in condizioni di poterle alleviare come ognuno vorrebbe. Ma la questione del marmo è un tavolo in crisi permanente. La storia ha impoverito la città di mille benefici che un tempo ad esso si accompagnavano e certo non per responsabilità dei lavoratori. Si è detto che sono cambiate le regole, che gli equilibri mutano, la globalizzazione, la concorrenza ecc… ma il risultato è che il marmo continua a “tirare” mentre i benefici per la comunità diminuiscono. Se le “nostre partite” dovremo continuare a giocarle tutte sul tavolo della Corte Europea, in Cassazione, o su qualunque altro tribunale avremo già perso, vorrà dire che avremo perso la capacità di riconoscerci come un insieme di persone che appartengono alla stessa storia, che condividono la stessa cultura, che camminano sullo stesso sentiero, cittadini legati gli uni agli altri.

In un momento così difficile, nel mezzo della più drammatica crisi del dopoguerra credo che ad un sindaco spetti la responsabilità di chiedere al mondo imprenditoriale un segnale di attenzione che possa alleviare i disagi di chi ha meno e pure contribuisce alla produzione di ricchezza in una maniera essenziale.

Protrarre lo scontro non serve a nessuno mentre indebolirebbe ulteriormente la città intera impoverendola ancora.

Un sindaco non è controparte di nessuno, è sindaco di tutti, e non sostituisce il richiamo alla ragionevolezza alla dialettica sindacale, ma un sindaco davanti alla fatica dei propri concittadini non può tacere né chiamarsi fuori. Non è tempo di risse, servono flessibilità e ragionevolezza, alcune aziende hanno accettato e sostenuto il confronto ed il dialogo, è tempo che anche le altre si guardino intorno e riconoscano le giuste aspettative.

 

Il Sindaco

Angelo Zubbani