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lunedì, 5 gennaio, 2015

http://www.antenna3.tv/2015/01/05/claudio-lotto-confimprese-considerazioni-studio-isr-strutture-ricettive/

Mediavideo Antenna3

Claudio Lotto (Confimprese): Considerazioni studio ISR strutture ricettive

di  Redazione web

marina di massa piazza bettiAvendo appreso dai giornali della ricerca da parte dell’ISR riguardante il sistema ricettivo della provincia apuana, ritengo opportuno soffermarmi su alcune considerazioni, considerata la mia conoscenza del settore e della gestione di una struttura ricettiva a Marina di Massa da oltre 15 anni

Ritengo quindi di avere i titoli per commentare quei dati, aimè     appresi solo dai giornali senza essere   stato contattato, sia perché siedo nel consiglio camerale della camera di commercio sia perché nessuna  associazioni di categoria inerente alle strutture ricettive è stata contattata per un minimo di collaborazione, questo proprio per dare alla ricerca stessa maggiore incisività.

Questo non è accaduto e me ne dispiace non vuole essere una polemica verso i vertici dell’ ISR della Camera di Commercio ma una precisazione rispetto ai miei associati e i miei colleghi albergatori che in questi giorni mi hanno sollecitato ad intervenire pubblicamente per definire il nostro pensiero.

Sarebbe stato più opportuno che il presidente Tongiani avesse lanciato un messaggio di collaborazione per dare al territorio, proprio con l’aiuto degli albergatori, maggiori strumenti per ripartire e superare una crisi che si trascina da oltre 20 anni.

La partenza del mio intervento è proprio da questo dato, le strutture ricettive di Massa Carrara non hanno e non hanno mai avuto una prospettiva consona allo sviluppo turistico di un territorio.

I motivi sono non di poco conto e per i non addetti ai lavori certamente non di facile comprensione.

Un dato su tutti di quelle oltre 50 strutture che hanno chiuso dal 2002 ad oggi, oltre l’80% erano strutture date in gestione, e non dirette dai proprietari che hanno preferito al termine dei contratti d’affitto orientare le loro scelte verso altre situazioni cambi di destinazione d’uso d’edilizia residenziale o lasciare le stesse in stato di completo abbandono in attesa di piani strutturali e regolamenti urbanistici che disciplinassero l’uso.

Tutto questo è accaduto proprio perché il territorio dalla dismissione della zona industriale e sopratutto dal dopo Farmoplant non è riuscito a darsi un modello di sviluppo che vedeva nel turismo uno dei gambi di un tavolo che resta ancora traballante pieno di difficoltà e incognite, pieno di aziende in crisi, pieno di disoccupazione e pieno di giovani in cerca di prima occupazione.

Queste sono le responsabilità generali della politica della amministrazioni comunali e della provincia che hanno retto i maggiori comuni della nostra zona.

A tutto questo si aggiunge una crisi profonda che ha investito anche le aziende ricettive insieme ad una pressione fiscale sempre più elevata sia locale che nazionale. Da noi la stagionalità ormai ridotta a poco meno di 50 giorni, non permette sia investimenti certi che prospettive a breve a medio e lungo termine.

Prova di questo è proprio nello stesso studio dell ISR dove vede luci ed ombre, secondo gli operatori le ombre sono maggiori delle luci considerato il fatto che dagli inizi degli anni 2000 ad oggi abbiamo perso circa 1/3 delle presenze provinciali cioè oltre 500 mila presenze   di cui il 50 % del mercato straniero.

E’ pur vero che in questi anni il mondo del turismo è totalmente cambiato sia in termini di promozione e commercializzazione ed intermediazione, sia in termini di qualità di prodotto offerto e rapporto qualità prezzo.

Non dimentichiamo che per quanto concerne ad esempio il comune di Massa comune nel quale si registra l’ 80% del movimento turistico complessivo è mancato, manca e continua a mancare uno strumento urbanistico capace di far fronte alle necessità delle strutture ricettive esistenti, il famoso piano di recupero è fermo da luglio del 2008 e quegli operatori che avrebbero voluto adeguarsi, considerato che in quegli anni vi erano ancora possibilità oggettive d’intervento           e prospettive di crescita, (situazione pre-crisi ) non lo hanno potuto fare, gli interventi concessi sono stati pochi e di difficile attuazione.

Sono prevalsi intralci burocratici normative farraginose che hanno di fatto scoraggiato chi avesse avuto intenzione d’ investire nella struttura.

Secondo noi queste sono le motivazioni predominati che hanno portato a questo stato di cose.

Situazioni che noi albergatori evidenziamo da anni e che sembrano rimbalzare su un muro di gomma impermeabile a tutti.

Il problema ovviamente non è solo locale ma anche nazionale.

La capacità del nostro paese negli ultimi 10 anni nell’attrarre flussi turistici è scesa di diverse posizioni proprio perché si vede ancora oggi il turismo come un settore in grado di autoalimentarsi con un ente nazionale di promozione turistica (ENIT) ed un budget di circa 25 milioni di euro,    strutturato solo per pagare i propri dipendenti.

Non basta avere Roma, Firenze e Venezia,   se ciò vale a livello nazionale a maggior ragione localmente, dove ancora resiste indissolubilmente un retaggio culturale del sistema manifatturiero obsoleto e superato dai tempi.

Un ultima considerazioni crediamo, certamente non banale la ricerca dell I s r, sostiene che la perdita dei posti letto causata dalla chiusura di oltre 50 strutture è in parte compensata dall’apertura dei b & b.

Queste strutture rappresentano una nuova tipologia di offerta sempre più presente nella realtà generale ma non dimentichiamo che l’albergo è la struttura ricettiva per eccellenza, per quanto detto diventa di per se antieconomico l’apertura ed il mantenimento di una struttura ricettiva rispetto a queste nuove forme di offerta turistica.Ricordiamo che i B&B per le normative in essere riguardanti la nostra regione sono equiparati agli affittacamere che contemplano un numero massimo di 6 camere per struttura come è facile intuire tutt’altra tipologia tutt’altra gestione economica rispetto all’albergo tradizionale.Secondo noi per recuperare le posizioni perdute oltre ad un cambio di mentalità e di cultura della politica intorno a questi problemi occorre una diversificazione dell’offerta (turismo balneare, sportivo, culturale enogastronomico) e un territorio che corrisponda ai canoni di vivibilità e qualità della vita e sopratutto offra strutture ed infrastrutture idonee alle richieste che provengono dal nostro settore non è certo lavorando a compartimenti stagni che si ottimizza un settore da 20 anni di decremento nella   provincia apuana,   esistono  potenzialità, ma purtroppo  manca ed è mancata una cultura, politico-turisca la situazione di oggi è il risultato di una  mancata scelta di ieri e non solo e soltanto della crisi degli ultimi anni.

PRESIDENTE CONFIMPRESE MASSA CARRARA E VERSILIA

CLAUDIO LOTTO

ore: 16:06 | 

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