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martedì, 9 dicembre, 2014

http://www.antenna3.tv/2014/12/09/sotterravano-la-marmettola-nei-campi-arrestati-imprenditori-e-camionisti-sequestrato-limpianto-di-smaltimento-sirmi-a-carrara-camion-e-altri-beni-per-un-valore-di-due-milioni-di-euro-tutti-della/

Mediavideo Antenna3

Sotterravano la marmettola nei campi, arrestati imprenditori e camionisti Sequestrato l’impianto di smaltimento Sirmi a Carrara, camion e altri beni, per un valore di due milioni di euro. Tutti della famiglia Poggi.

di  Redazione web

IMG-20141209-WA0003Si sono presentati all’alba i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Firenze, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica di Genova e su disposizione del gip del Tribunale di Genova, hanno arrestato quattro imprenditori di Carrara e La Spezia e sottoposto all’obbligo di dimora quattro dipendenti di un’azienda di trasporti di Carrara, ritenuti responsabili del reato di traffico organizzato di rifiuti. In manette sono finiti i componenti della famiglia Poggi, i carraresi Giancarlo, 62 anni, il fratello Giuseppe, 55, e il figlio di Giancarlo Riccardo.

Sono ai domiciliari, come è ai domiciliari lo spezzino Giacinto Palladino, 58 anni. I Poggi sono titolari dell’omonima ditta di autotrasporto e della Sirmi, la ditta di smaltimento. Obbligo di dimora per i quattro autisti della Poggi srl (la Dda non vuole rivelare i loro nomi). In tutto le persone indagate sono quindici, con il filone pisano ancora tutto da valutare.

Alle 6 del mattino sono state eseguite perquisizioni e sono stati sequestrati circa due ettari di uliveto, un impianto di recupero rifiuti, camion ed altri beni, per un valore complessivo di circa due milioni di euro, beni in parte utilizzati per l’illecito traffico di rifiuti, in parte ritenuti provento dell’attività criminale.

Dalle indagini svolte dal Noe di Firenze è emerso che le otto persone finite in custodia cautelare, insieme a altri 4 complici indagati a piede libero, hanno organizzato e gestito un traffico illecito di rifiuti speciali non pericolosi, la cosiddetta marmettola, tra le province di Massa Carrara, dove è ubicato l’impianto di recupero, La Spezia e Pisa, dove si trovano i due principali siti in cui il rifiuto veniva illecitamente utilizzato per lavori di messa in opera di un uliveto annesso ad un agriturismo e di ripristino ambientale di una cava. Quello di La Spezia è un agriturismo, mentre a Pisa una cava ormai dismessa.

L’organizzazione criminale era gestita dai titolari dell’impianto di recupero, in accordo con una ditta di autotrasporti, autisti compiacenti, un impresario edile, un agronomo, un geometra, i proprietari di una cava e quelli di un agriturismo e dei terreni ad esso attigui. Il traffico  si articolava in modo tale che il rifiuto, ritirato presso vari produttori della zona di Carrara, risultati poi estranei alla vicenda, veniva trasportato e interrato in determinate aree delle province di La Spezia e Pisa senza alcun tipo di lavorazione, senza cioè che il rifiuto subisse nessuna azione di recupero per essere trasformato in materiale idoneo allo scopo, con conseguenti lucrosi guadagni.

Da quanto accertato, gli imprenditori arrestati e i loro complici si erano organizzati per offrire prezzi molto vantaggiosi, in concorrenza sleale con altri operatori del settore, ricavandone così centinaia di migliaia di euro di utile, “mascherando” minuziosamente l’attività delittuosa con falsa documentazione attestante il regolare conferimento del rifiuto presso l’impianto di recupero; la sua ripetuta lavorazione finalizzata al recupero, quest’ultimo certificato anche con false analisi attestanti l’idoneità del materiale risultato della lavorazione “fantasma”; la successiva vendita e trasporto in siti autorizzati a riceverlo di un prodotto di fatto mai esistito,

Dalle indagini è emerso che l’attività dell’organizzazione andava avanti da almeno due anni e come le quantità di rifiuto trafficate illecitamente ammontassero a oltre 45.000 metri cubi, pari a circa 70.000  tonnellate.

L’operazione si collega anche ad una indagine dello scorso mese di gennaio da personale del corpo forestale dello Stato della Stazione di La Spezia, che in quella occasione aveva contestato agli indagati reati ambientali minori quali la realizzazione di discariche abusive, opere difformi in aree sottoposte a vincolo di particolare pregio paesaggistico e vari reati di falso a carico dei professionisti direttori dei lavori e sanzioni amministrative per una somma complessiva di circa 3.000.000,00 di euro.

 

 

 

il tirreno

ore: 12:46 | 

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