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mercoledì, 22 ottobre, 2014

http://www.antenna3.tv/2014/10/22/il-comune-e-inefficiente-stop-a-chiacchiere-e-caffe/

Mediavideo Antenna3

«Il Comune è inefficiente», stop a chiacchiere e caffè

di  Redazione web

comune massa.La premessa è tosta e le conclusioni non sono da meno: la macchina comunale va a rilento, con qualche inefficienza di troppo, c’è da correre ai ripari. Ecco allora una nota, a firma del segretario generale Giancarlo Bedini, che “striglia” i dirigenti e li invita ad un controllo capillare dei settori per il superamento di «prassi consolidate» tra i dipendenti. Tradotto: basta chiacchiere sotto l’atrio di Palazzo civico, basta capannelli nei corridoi, basta pause caffè.

Una nota che – spiega Silvana Sdoga, assessore al personale –   muove dalla «convinzione che i dipendenti comunali, qualunque sia la loro collocazione e qualunque sia il compito che ciascuno è chiamato a svolgere, costituiscano un patrimonio da valorizzare, rimotivare e formare per dare risposte sempre più efficaci ai bisogni dei cittadini».

L’amministrazione dà un’occhiata alla sua “macchina” e si accorge che qualcosa, più di qualcosa, non va: «Il funzionamento – per citare alla lettera la nota- spesso non è rispondente ai livelli di qualità richiesta», presenta «un’oggettiva inadeguatezza alle sfide di oggi». E quell’inadeguatezza si traduce «in disservizi, disagi e ritardi nel perseguimento degli obbiettivi». Così dall’ufficio del segretario generale esce un documento che finisce sulle scrivanie dei dirigenti; con un obbiettivo: “metterli in riga”, motivarli ad un capillare controllo dei settori di competenza, degli orari di entrata e uscita dei dipendenti e – questo l’elemento a più forte impatto sull’opinione pubblica- delle pause caffè. La nota ribadisce , in parte, i contenuti del codice di comportamento ,approvato dalla giunta nel marzo scorso e impone il divieto di «stazionare fuori dall’edificio comunale, a seguito di uscite di lavoro». Chi si allontana per un sopralluogo, deve rientrare senza intrattenersi in chiacchiere. Non solo: «Divieto di uscire per ragioni personali, anche – ecco la precisazione clou – per fare colazione». Non importa che il dipendente si prenda un caffè dopo aver timbrato il budge, nè importa che poi, a fine mattinata, recuperi i minuti di relax che si è concesso: per uscire serve un’autorizzazione dirigenziale.

E non finisce qui perché l’intenzione è quella di una complessiva riorganizzazione della macchina: i dirigenti devono convocare «periodiche riunioni del settore» e «censire i regimi d’orario di lavoro». Insomma devono capire quando entrano i dipendenti (attualmente è ammessa un flessibilità d’orario), a che ora escono, quanti straordinari fanno, quanti caffè bevono. Un censimento che – lo si intuisce con chiarezza – precede una possibile ridefinizione degli orari al pubblico di Palazzo civico (vedi pezzo accanto). Giro di vite anche per le ferie: devono essere definite da ciascun dipendente «in base alle esigenze del settore».
Insomma, il posto di lavoro non si lascia, si va in vacanza quando gli uffici riescono a sostenere il peso della tua assenza e soprattutto si deve garantire la massima efficienza ai cittadini: ai dirigenti – così prevede la fatidica nota – tocca anche effettuare controlli sui rapporti con l’utenza.

Insomma, pieno rigore e la sensazione da parte di molti dipendenti – e dei sindacati – che si scarichi sull’anello più debole della catena la responsabilità di inefficienze imputabili ad una scorretta gestione dal vertice. Mentre i rinnovi contrattuali sono congelati, le assunzioni stoppate da tempo, le progressioni verticali impossibili. E chi lavora ogni giorno, magari più del dovuto, magari con la stessa retribuzione da tempi biblici, non ci sta a vedersi puntare contro il dito per 10 minuti (recuperati) di pausa caffè.

 

 

 

il tirreno

ore: 20:34 | 

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