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mercoledì, 4 settembre, 2013

http://www.antenna3.tv/2013/09/04/sara-benedetti-racconta-lesperienza-del-terremoto-in-occasione-della-riapertura-della-chiesa-di-san-martino-a-borgo-del-ponte/

Mediavideo Antenna3

Sara Benedetti racconta l’esperienza del terremoto, in occasione della riapertura della chiesa di San Martino a Borgo del Ponte.

di  Redazione web

primadopoterremoto27 gennaio 2012, mancano pochi minuti alle 16. La terra trema.

È venerdì, e quel giorno ci saremmo trovati in chiesa per un momento di preghiera e riflessione sulla figura di Mosè. Prendo il telefono e chiamo don Lorenzo, ma non riesco a prendere la linea. Poco male, penso, tanto eravamo d’accordo che ci saremmo visti di lì a poco.

Salgo in macchina, riprovo a chiamare, e finalmente la linea è libera. Una telefonata di pochi secondi: come stai? Tutto bene? Ci sono stati danni? Risposta: Si si, tutto bene. A san Martino… è venuto giù qualche calcinaccio, ma niente di che…

Arrivo in chiesa, entro, e lo spettacolo che mi trovo davanti agli occhi è agghiacciante: un buco di circa due metri di diametro nella volta sopra l’altare della Madonna, un cumulo di calcinacci a coprire l’altare e il quadro di S. Angela Merici (di cui si fa memoria proprio il 27 gennaio), e poi la polvere, dovunque.

È difficile dimenticare le sensazioni di quel giorno… sconforto, incredulità, e senso di smarrimento.

A San Martino la situazione era più che chiara: bisognava chiudere la chiesa.

Quando sono arrivati i vigili del fuoco siamo entrati anche nella chiesa di Santa Lucia, e la diagnosi non era cambiata: crepe in quasi tutte le volte, anche quella chiesa era da chiudere.

La notizia del danno, e la foto del “buco” di San Martino hanno fatto il giro di tutti i tg nazionali; il telefono quella sera era rovente dalle tante telefonate ricevute.

Nelle nostre teste si ripeteva una domanda: e ora?

Fin dall’inizio ci siamo detti che tutto doveva continuare come prima, che il terremoto aveva chiuso l’edificio, ma non aveva “rotto” il nostro essere chiesa. Il sabato mattina abbiamo iniziato il trasloco: abbiamo svuotato la chiesa, e trasferito il materiale necessario per celebrare l’Eucaristia nel salone sottostante la scuola materna. Dal venerdì alla domenica quel salone è diventato la nostra “casa”, mentre negli altri giorni della settimana la S. Messa veniva celebrata nella sagrestia.

E così è stato per tutta la Quaresima. La vigilia della domenica delle Palme siamo rientrati nella chiesa parrocchiale, grazie all’aiuto economico della Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara che ha permesso il montaggio del ponteggio di sicurezza. Eravamo di nuovo a casa!

A San Martino la vita riprende, anche se di lì in avanti avremmo dovuto fare i conti con l’ingombro del ponteggio!

A santa Lucia invece la situazione era ed è stabile: la spesa si aggira intorno ai 300000 euro, cifra che la nostra piccola parrocchia non può sostenere.

Passano i mesi, arriva la festa di San Martino prima, e di Santa Lucia poi . E iniziano i problemi. La chiesa di Santa Lucia è inagibile, e il salone, nel frattempo adibito a chiesa, solitamente nei giorni della festa ospita la sagra del bollento. Mancano gli spazi! A don Lorenzo viene un’idea: montiamo una tenda nel piazzale e celebriamo lì la Messa! Rimaniamo tutti a bocca spalancata: era evidentemente un’idea folle! Ma era altrettanto evidente che non c’erano alternative. Abbiamo contattato l’Alfa Victor, e siamo riusciti ad avere la tenda, che di giorno ospitava le celebrazioni, e di notte era diventata la casa di alcuni volontari, parroco compreso, che avevano dato la loro disponibilità a dormirci dentro per evitare spiacevoli sorprese.

La situazione si è sbloccata circa un mese fa, quando, dopo 1 anno e 7 mesi, la Soprintendenza ha approvato il progetto per il restauro di San Martino. Pur consapevoli di non avere la copertura economica per pagare l’intera cifra, i lavori sono iniziati, e ha iniziato a prendere corpo la giornata del, 7 settembre, solennità di S. Emidio, protettore dei terremoti. Abbiamo pensato ad una festa “grande” e “condivisa”, perché grande è la gioia che la nostra comunità parrocchiale sta vivendo e che vuole condividere con la città tutta. Una festa che ci ricordi che ad ogni venerdì di passione segue una Pasqua di Resurrezione, e che soprattutto ci faccia capire che l’importante non è la chiesa fatta di mattoni, ma il nostro essere “chiesa” e vivere la chiesa, che non deve venire meno mai!

Sara Benedetti

subitodopoterremoto tenda santa lucia

ore: 9:36 | 

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