“La vera sfida è restare aperti e difendere il posto di lavoro dei propri dipendenti”. Anche la classifica delle dichiarazioni dei redditi dei capoluoghi toscani è lo specchio di quello che sta vivendo il territorio apuano. Massa è all’ultimo posto con 21.624 euro. E’ una analisi pesante, che non lascia spazio a sconti e teorie dello scari barile, quella di Cna (info su www.cna-ms.it) che ha ascoltato ed analizzato le cifre, i numeri, le statistiche, i pareri scatenati dall’ultima indagine della Camera di Commercio di Massa Carrara. Molti dei punti la principale associazione degli artigiani li aveva più volte evidenziati ed appesi sugli strilli dei quotidiani invitando, chi ha le chiavi del governo locale, a prendere contromisure. Misure che, come ha palesato l’ottima e puntuale lettura della Camera di Commercio, non sono arrivate. “Il risultato? Leggete bene l’indagine – sentenzia Paolo Ciotti, Direttore Provinciale Cna – lì dentro ci sono tutti gli errori, ma anche le soluzioni. Alcune almeno. Dall’indagine emerge una situazione di assoluta gravità per il lavoro e la tenuta delle sue imprese,nella sostanza tutti i settori indicano segno meno. Nell vita pratica delle aziende questo meno si riscontra nel fatturato, negli ordinativi e nella produzione. Non si salva praticamente nessun comparto, per la stragrande maggioranza delle imprese la crisi economica sta avendo effetti devastanti: i bassi consumi interni e il carico fiscale alle stelle creano un mix devastante che ha già messo gran parte delle Pmi del territorio alle corde”. La lista di handicap a cui hanno dovuto, e devono fare fronte le imprese si perde nel taccuino: il pregresso non ancora saldato, le vicende locali che stentano a risolversi e che hanno bloccato le pratiche inerenti i piani strutturali, la stretta creditizia delle banche, gli oneri asfissianti, sproporzionati e sempre più ingenti ed una la burocrazia che rallenta le procedure di settimana in settimana senza spiraglio. “Oggi la scommessa – rilancia Ciotti – è proprio quella di riuscire restare aperti e difendere il posto di lavoro dei propri dipendenti”.

Poveri, con il reddito più basso della Toscana, e probabilmente, tra qualche anno sarà anche d’Italia perché “le aziende non investono, e non creano ricchezza ed occupazione, tranne che per le sempre più rare aziende modello. Non c’è quindi da stupirsi se il Rapporto Abi dello scorso mese evidenzi come la domanda di finanziamenti da parte delle imprese in Italia e soprattutto nel nostro territorio sia motivata soprattutto dalla necessità di coprire il capitale circolante e da operazioni di ristrutturazione e consolidamento del debito. Le imprese chiedono credito per coprire i debiti. Se questo non è un segnale evidente…”. Nel mirino di Cna la pubblica amministrazione, piccoli, grandi comuni, enti e aziende municipalizzate. “E nella nostra provincia – spara ancora – i casi non mancano”. “Servono otto mesi, quando va bene – analizza il Direttore di Cna – per ottenere il pagamento di un credito. Purtroppo il Patto di stabilità vieta alle amministrazioni locali di “sforare” con i bilanci, nonostante la disponibilità di denaro nelle casse pubbliche. In questo contesto di razionalizzazione della spesa pubblica, paradossalmente  arimetterci, però, è la tenuta delle stesse imprese e non è quindi da sottovalutare la provocazione del mondo dell’edilizia che si prepara a citare in tribunale le stesse amministrazioni. Non è solo un grido d’allarme di chi vuole essere pagato in denaro come prevede il contratto, è una presa di coscienza collettiva che individua nello Stato insolvente la causa del fallimento delle aziende. E in questo contesto, mentre i lavoratori fanno iconti con una busta paga sempre più leggera, gli imprenditori lottano per non soccombere al fisco. Le imposte e le tasse pagate dalle aziende sui profitti lordi, il cosiddetto total tax rate, raggiungono la percentuale del 68,5%. Pazzesco!”.

Cna rifugge alle solite e banali provocazioni da piazza per rilanciare la necessità “seria, impellente, non più rimandabile” di aprire una “fase nuova” per il territorio. “Non con i soliti proclami – conclude Ciotti – sui quotidiani che dicono tutto, e producono zero. Non possiamo aspettare che il mercato da solo si autoregoli o al contempo aspettare che i livelli regionale e nazionale forniscano la soluzione a tutto, questo territorio può e deve iniziare a dare delle risposte alle proprie aziende, a quegli imprenditori che coraggiosamente, schiacciati dalla stretta creditizia dei privati e da quella che considerano l’insensibilità degli enti pubblici, continuano e si ostinano a voler fare impresa a Massa Carrara. E fortunatamente c’è ancora chi è così pazzo per farlo”.