Anche i comuni di Massa, Montignoso, Aulla, Comado, Casola, Fivizzano e Podenzana al fianco della delegazione di imprenditori agricoli che hanno manifestato a Montecitorio in difesa del vero Made in Italy agroalimentare, insieme al resto del Paese.

Prosegue la mobilitazione iniziata da ormai da mesi, a cui hanno aderito nella Provincia di Massa Carrara tutti i comuni: tante infatti sono le delibere adottate per sostenere il Made in Italy autentico e vietare per legge il finanziamento pubblico di prodotti confezionati all’estero che di fatto delocalizzano risorse e occupazione impoverendo l’economia e l’identità italiana. Un furto, quello del Made in Italy, che l’agricoltura non è più disposta a finanziare. Gli agricoltori, insieme ai rappresentanti delle associazioni dei consumatori e degli ambientalisti, ai cittadini e ai rappresentanti delle Istituzioni, hanno dato vita questa mattina a Roma ad un animato e colorato sit-in di fronte al Ministero dello Sviluppo Economico e alla sede della Simest, la “Società italiana per le imprese all’Estero” responsabile di aver finanziato la produzione e distribuzione di prodotti alimentari che “sfruttano” il potere evocativo del Made in Italy ma senza dare alcuna garanzia dell’origine, come è accaduto per il Pecorino o la Caciotta confezionati  con latte proveniente dalla Romania. Nella top ten dei tarocchi, ormai celebri “imitazioni” di ciò che italiano sembra ma non è, c’è anche il vino  Chianti prodotto nella Nappa Valley. Una “protesta” pacifica e colorata, in perfetto stile Coldiretti (info su www.massacarrara.coldiretti.it), quella che ha mobilitato sindaci, assessori e rappresentanti delle amministrazioni di tutta la Toscana. In tutto 50. “La partecipazione della nostra provinciale è stata grande e motivata – spiega Vincenzo Tongiani, Presidente Provinciale Coldiretti – Sono numerose le imprese agricole  che, ogni giorno vengono derubate dal furto di immagine e di reddito messo a segno dal falso Made in Italy. Tanti anche i comuni e gli enti che hanno scelto di appoggiare le nostre rivendicazioni. A Roma abbiamo semplicemente chiesto di difendere il Made in Italy, oggi l’unico valore che ci permette di avere una prospettiva ed un futuro”. Le azioni della Simest infatti, anzi che produrre benefici per l’Italian Sounding, producono gravissimi danni: “Bloccano ogni potenzialità di crescita delle imprese – analizza Tongiani – perché saturano il mercato con prodotti che richiamano qualità italiane senza essere di origine nazionale e impediscono  ai consumatori  una corretta comparazione basata sul confronto con  prodotti autentici del Made in Italy”.

Forte la presa di posizione anche nei confronti dell’Imu, tema molto sentito anche in Toscana dove anche la Regione si è mossa per chiederne la riduzione: l’imposta infatti sottovaluta “il patrimonio economico, sociale, ambientale, paesaggistico e culturale rappresentato dall’agricoltura e dal cibo italiano: “chi con la terra ci lavora e ci vive si è visto aumentare in maniera maggiore di chi la terra la usa per divertirsi o speculare – conclude Tongiani – Una sperequazione che contrasta completamente con gli obiettivi di equità e crescita e mette a rischio la produzione agricola Made in Italy”.