L’analisi fornita dalla lettura dei dati di Artigiancredito Toscano: in aumento le sofferenze per le imprese e gli artigiani.

Concesso meno credito rispetto al 2010: – 17 milioni di euro.

Commercio ed edilizia i settori più in difficoltà.

7 imprese su 10 si rivolgono alle banche per pagare fatture ed oneri, solo 3 su 10 per investimenti aziendali.

Paolo Ciotti, Direttore Provinciale Cna:

“Così spingiamo le imprese tra le braccia di usura e strozzini”.

Flop delle richieste di credito nel mese di gennaio: -50% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Mentre 7 imprese su 10 sono costrette a ricorrere alla banca per pagare le fatture di fornitori e gli oneri previdenziali (Inps, Inail, Casse varie, Iva), solo 3 (su 10) imboccano invece la porta girevole degli istituti di credito per ottenere finanziamenti da investire nell’azienda e nel miglioramento dei servizi e dei prodotti. In calo i finanziamenti ammessi alla garanzia: 59 milioni di euro nel 2010 contro i 42 milioni dei 2011. 17 milioni in meno rispetto all’anno prima anche se il dato del 2010 comprendeva i risultati della vicina La Spezia. E’ la fotografia tutta apuana della salute dei nostri artigiani e dei piccoli imprenditori del territorio che oggi riescono a sopravvivere, nel caos della crisi internazionale, anche grazie a strumenti come Artigiancredito Toscana, il Consorzio Fidi di riferimento per artigiani e commercianti a capitale sociale privato (è sostenuto da 60 mila imprese) che dopo anni di crescita deve fare i conti con “una brusca frenata”. Act è un po’ l’ago della bilancia di questo mondo fatto di spread, centrale dei rischi e parametri incrociati sempre più insensibili e freddo nel suo calcolare; il contenitore probabilmente più adeguato anche per capire le dinamiche che si nascondono nei meandri del rapporto tra impresa e istituti bancari. Il suo ruolo, per stessa ammissione di Francesco Franzoni, Direttore Act Massa Carrara, è sempre molto più simile a quello degli “ammortizzatori sociali fermo restando l’obbligo del consorzio di sottostare alle rigide regole di Banca Italia per la concessione del credito, essendo da essa vigilato. Tante imprese – ammette – oggi sopravvivono perché Act fornisce le garanzie; altrimenti rischierebbero la chiusura. Riusciamo ad aiutare il 90% delle imprese anche grazie ad un paio di istituti bancari che in un momento di carenza di liquidità del comparto bancario hanno la forza di concedere credito, la restante fetta purtroppo, circa il 10%, non ha i requisiti. Siamo costretti a bloccare le pratiche. Cerchiamo fino all’ultimo dei margini per salvarle ma ci sono situazioni impossibili da gestire. E queste situazioni, in questi primi mesi, sono in forte aumento”.

Act, questo il suo ruolo “sociale”, fornisce alla banca garanzie di prima richiesta: “se non paga l’impresa, paghiamo noi per la nostra percentuale di garanzia, normalmente pari al 50%. Questo fino ad un paio di anni fa bastava per far ottenere credito ad un’impresa, oggi però non più. Anche le insolvenze sono in aumento”.

Le banche e gli istituti di credito, questo il senso, hanno impresso un forte giro di vite nei confronti delle imprese anche di fronte alla presentazione di fatture degli enti locali: “non bastano le ipoteche sulle case, le firme a garanzie – spiega Paolo Ciotti, Direttore Provinciale Cna – i consorzi fidi. C’è uno sbarramento”.

A preoccupare la principale associazione degli artigiani è il progressivo allargamento della forbice tra chi chiede aiuto alle banche per ristrutturazioni finanziarie, liquidità per l’appunto, e investimenti veri. Il dato è in peggioramento dal 2009. “Le imprese sono obbligate a rivolgersi alle banche per pagare gli oneri fiscali necessari, come nel caso dell’edilizia, per ottenere il Durc che è un documento essenziale per l’apertura di un cantiere. Se l’impresa non può più lavorare, se non gli si da credito, nel termine più vero del termine – confessa Ciotti – faremo finire la nostra economia tra le braccia dell’usura e degli strozzini”.

Agli sportelli di Act si presentano ogni giorno decine di imprese, pratiche per utilizzare il linguaggio corretto: “Prevalentemente imprese artigiane legati alla filiera di produzione, ma in generale le aziende di tutti i settori (commercio, pmi, turismo etc). Tante imprese edili – analizza Franzoni secondo il quale “è evidente una mancanza di fiducia del sistema bancario anche nei confronti delle pubbliche amministrazioni. Se qualche anno fa vantare un credito nei confronti delle amministrazioni era come avere un assegno in banca, oggi non è più così. C’è il timore che anche il pubblico possa fallire. Non dobbiamo farne però una questione personale, ma di sistema economia”. L’altro dato evidente è il cambio di prospettive: le banche oggi rilasciano più facilmente un finanziamento a breve periodo che a medio e lungo. “La prospettiva è cambiata. Non ci sono parametri certi per il futuro – spiega ancora Franzoni – si naviga a vista ed una banca preferisce concedere un finanziamento con rimborso nel breve periodo per limitare il suo rischio di impresa. Il tutto a tassi che, dalla seconda metà del 2011, sono letteralmente schizzati alle stelle nonostante quelli convenzionati con il sistema Act restino sicuramente molto più vantaggiosi per la clientela”.

Ma allora come si fa ad ottenere un finanziamento da parte delle banche? “Tutti gli indicatori devono essere al posto giusto: non devi essere segnalato alla centrale rischi, al Crif, devi dimostrare capacità di rimborso e operare – conclude Franzoni – in un mercato sano con prospettive”.