• E’ morta di stenti e per il freddo della notte Olga Komut, la donna ucraina di 31 anni incinta al settimo mese: che viveva in una minuscola tenda da campeggio assieme al suo compagno marocchino in un’area industriale dismessa alla periferia di Carrara, dove ieri mattina è stata trovata cadavere. A queste conclusioni è giunto il medico legale Maurizio Ratti che stamani all’obitorio di Carrara, incaricato dal pm Rossella Soffio della procura di Massa Carrara, ha eseguito l’esame esterno. Non è stata necessaria l’autopsia perchè sin dal primo sopralluogo il medico legale aveva escluso segni di violenza o aggressione sul corpo della vittima. Una delle ipotesi è che la donna abbia voluto nascondere soprattutto la sua seconda gravidanza.

Alcuni anni fa, quando arrivò in Italia e aveva preso il domicilio a Massa, aveva segnalato agli assistenti sociali problemi di maltrattamenti sul suo primo figlio da parte dell’ex marito. E per proteggere il bambino di pochi anni era stato deciso di darlo in affido. «La donna è stata stroncata – ha spiegato il dottor Ratti uscendo dall’obitorio – da un edema polmonare terminale da cedimento della funzione cardio circolatoria. Viveva in condizioni di assoluta precarietà sia dal punto di vista della propria salute che dell’igiene in quel giaciglio di fortuna. Era mal curata e anche il freddo ha contribuito a debilitare un fisico minuto, pure provato dalla gravidanza e da un passato da alcolista. In tanti anni di attività – ha aggiunto il medico – non mi era mai capitato di assistere ad una storia così penosa, al limite dell’assurdo, la donna dimostrava 60 anni».

Il medico ha prelevato anche i liquidi biologici per effettuare l’esame tossicologico. Intanto gli investigatori del commissariato che indagano sulla vicenda hanno ascoltato il marocchino di 36 anni che viveva con la donna nella tenda da campeggio da circa sei mesi. Non ha precedenti di polizia e aveva perso il lavoro da 4 mesi. La polizia si era insospettita perchè aveva dato in ritardo l’allarme. L’uomo si è giustificato dicendo che non aveva il cellulare e che era andato a cercare la polizia in bicicletta subito dopo aver scoperto, alle 8,30 di ieri mattina, che la donna ucraina non respirava più. Un racconto ritenuto compatibile con l’evolversi dei fatti.

da Il Tirreno