Anche quest’anno l’esponente de La Destra attacca i cittadini stranieri e questa volta punta a sollevare lo sdegno affermando che molti di loro avrebbero case di proprietà nel proprio paese d’origine. Troppi sarebbero, secondo il consigliere gli extracomunitari che hanno diritto al contributo per l’affitto o alla casa popolare perché, aggiunge ancora Musetti, fanno più figli dei carraresi. Polemica utile e un po’ scontata si sa in tempo di crisi e proprio all’indomani dell’intervento allarmante dell’Assessore al Sociale Massimiliano Bernardi in commissione consigliare: settore in ginocchio, da 13 a sole 8 assistenti sociali, impossibilità di monitorare tutti i casi e, spesso anche di rinnovare burocraticamente gli aiuti per mancanza di personale. Insomma l’emergenza in cui sta vivendo il Comune è nota ormai, e lanciarsi contro quelle famiglie straniere che, lavorando e versando i contributi in Italia, proprio per questo possono accedere a determinati servizi come i lavoratori italiani, è assai facile e certo colpisce lo stomaco dei molti carraresi che non arrivano alla fine del mese. Gli extracomunitari hanno la casa nel proprio Paese ma non lo dichiarano, forse in qualche caso sì, e l’inghippo, come lo chiama Musetti, somiglia alquanto a quello escogitato da molti concittadini italiani che dichiarano meno di quanto in realtà percepiscono e poi, anche in quel caso, forse il consigliere Musetti non può immaginare cosa significhi possedere una casa in alcuni Paesi, il più delle volte si tratta di un vano costruito col fango in aperta campagna qualche decennio fa ed oggi abitato da 5, qualche volta 6 membri della famiglia. Questione un po’ avventata insomma, e anche un po’ retro se vogliamo, se si tiene conto che ogni giorno, sul suolo nazionale si celebrano ben 70 matrimoni misti. La domanda è una sola: come faremo a non far sorridere la futura generazione, quando molti dei suoi membri non potranno dirsi soltanto e al 100% italiani? Quali politiche allora si metteranno in atto per decidere quali sono i diritti e a chi riservarli?  Ma Musetti allarga la sua protesta e, come sempre, non dimentica la questione rom: i nomadi del Lavello, non solo non verrebbero sgomberati da quella zona, come il sindaco Angelo Zubbani aveva promesso ma verrebbero loro assegnate anche case popolari. “Il primo a consegnarne una”, attacca Musetti, “fu l’allora Assessore Sociale Carlo Martini che nel 2004, affidò un appartamento ad una famiglia che risiedeva nel campo nomadi. Ora”, conclude, “ci dovrebbero spiegare come questi zingari abbiano potuto fare domanda per le case popolari se questi non avevano una residenza”. Ancora una volta una domanda nasce spontanea: come si può pensare che sgomberare un campo significhi cacciare i suoi residenti dal territorio comunale, sperando che qualche altra amministrazione si faccia carico dell’assistenza a qualcuno che il più delle volte è addirittura nato a Carrara.